Ritratti di donne normali straordinarie: Tea Girardi

Tea accarezza la vita come fosse una tela pregiata che non può permettersi. La guarda provando un misto di ammirazione e paura, la vede scorrere negli altri con una facilità che non ritrova in se stessa.

Tea ha 26 anni, occhi grandi e profondi e un disturbo borderline di personalità. Il suo mondo non ha un colore preciso, il grigio per lei non esiste, è tutto bianco o neo. Nessuna via di mezzo. Tea sente tutto amplificato, sia nel male che nel bene, perché è come se non avesse la pelle e quindi percepisce sentimenti e sensazioni direttamente nel cuore. Per lei le cose non sono mai state facili. L’infanzia ha il profumo del talco e degli oli essenziali e il colore scuro della sera passata seduta su una scala, a chiedersi quando suo padre sarebbe tornato dal bar. L’adolescenza è un’esplosione di emozioni represse venute a galla. Al liceo comincia a soffrire di seri attacchi di panico che la portano a familiarizzare con psichiatri e psicologi. A sedici anni inizia a prendere benzodiazepine, nel tempo cambia mille terapeuti e terapie farmacologiche, continuando a prendere i farmaci senza troppa disciplina. Entra in un vortice che non la fa stare meglio, ricerca sballo e pericolo.

Come le onde che si infrangono sullo scoglio per poi ritirarsi, dopo la tempesta arriva un periodo di silenzio, buio totale. Il mondo le arriva ovattato da sotto le coperte. La depressione le piomba addosso come un manto nero. Pensa alla morte, sempre, anche se ha tutta la vita davanti. «Vedi la vita sfuggirti dalle mani, e non hai la forza per riprendertela». Tea, però, se la riprende, con l’aiuto dei medici. Durante il primo ricovero in psichiatria le parlano per la prima volta di disturbo borderline di personalità, ma non ha le forze per farci caso. La diagnosi vera e propria arriva solo anni dopo, alla clinica Villa Margherita, in provincia di Vicenza. Qui inizia un periodo di lavoro intensivo basato sulla DBT – la terapia cognitivo-comportamentale. Annota stati d’animo, inserisce comportamenti e pensieri in tabelle, analizza le emozioni e le sottolinea con l’evidenziatore giallo. La fanno lavorare su delle abilità di Tolleranza alla Sofferenza, Regolazione Emotiva, Efficacia Interpersonale. Le danno una serie di strumenti che prima non possedeva. Impara a ritrovare la serenità e a perdonarsi. Viene presa per mano durante il suo percorso di crescita interiore, quando lascia Villa Margherita dopo il secondo ricovero non è un’altra persona: è sempre Tea con le sue emozioni a fior di pelle, il timore d’abbandono e l’umore altalenante. È   sempre lei, ma con degli strumenti in più. Esce con una diagnosi nella cartella clinica, un quaderno pieno di strategie per sopravvivere ad un’esistenza difficile e tanti ricordi che le fanno brillare gli occhi.

A Tea è sempre piaciuto scrivere, affidare alla carta i propri tormenti e lasciare che s’impigliassero alle fibre di cellulosa liberandola dal senso di oppressione. Quando esce dalla clinica inizia a mettere nero su bianco la propria storia. Il risultato è Bambina borotalco, un libro toccante scritto con schiettezza e verità.

Tea sorride mentre mi porge il suo mondo impaginato e rilegato. È fiera del risultato e anche di se stessa, perché la vita è una battaglia e vince chi non smette mai di lottare.

                                Maria Ducoli

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