fagiolo clusven

Val Gandino: progetto europeo per il fagiolo di Clusven

Ventotto partner internazionali di quattordici diversi paesi e un budget di 7 milioni di euro garantito dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea. Mostra un profilo di livello planetario il progetto INCREASE (Intelligent Collections of Food Legumes Genetic Resources for European Agrofood Systems) teso a sviluppare strumenti e metodi di conservazione efficaci “per favorire la biodiversità agricola in Europa e promuovere la coltivazione ed il consumo delle leguminose alimentari”. Giovedì 4 giugno un meeting di lancio virtuale ha aperto il programma, coordinato dall’Università Politecnica delle Marche e sostenuto fra gli altri dalla FAO (organizzazione delle Nazioni Unite per cibo e agricoltura) e da università ed istituti di ricerca di Italia, Francia, Romania, Libano, India, Polonia, Spagna, Germania, Slovenia, Stati Uniti, Portogallo, Argentina, Canada e Russia. In un simile contesto assume contorni di particolare prestigio la presenza di una realtà bergamasca, la Comunità del Mais Spinato di Gandino, che dal 2007 ha seguito un progetto di rivalutazione dell’antico cereale giunto in Val Seriana agli inizi del ‘600, particolarmente strategico nella complementarità delle culture, compresa quella, sempre in Val Gandino, dell’antico fagiolo di Clusven.
Il programma INCREASE ha preso il via dallo studio delle risorse genetiche di quattro importanti legumi alimentari tradizionali europei: ceci, fagioli, lenticchie e lupini. La loro caratterizzazione è un elemento chiave per un’agricoltura sostenibile e per promuovere la salute. Nel 2019 il rapporto IPCC (comitato intergovernativo sul cambiamento climatico) ha indicato che la transizione alimentare verso nuove diete a base prevalentemente vegetale rappresenta “una delle più importanti opportunità di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici generando significativi benefici in termini di salute umana”. Tuttavia, soprattutto nel campo dei legumi alimentari, gli investimenti nella conservazione dell’agro-biodiversità e nella ricerca sono estremamente limitati, portando a un potenziale genetico in gran parte inesplorato di queste importanti colture alimentari di base. Il consumo di proteine ​​vegetali per uso alimentare è in aumento in molte regioni dell’UE e il mercato delle alternative a carne e latte è caratterizzato da tassi di crescita annua vertiginosi, rispettivamente del 14% e dell’11% (dato europeo). Per far fronte alla crescente domanda di prodotti innovativi e soddisfare le richieste dei cittadini di prodotti alimentari sani e rispettosi dell’ambiente, sono necessarie nuove varietà e le risorse genetiche esistenti devono essere adeguatamente sfruttate per migliorare l’adattamento delle colture agli agroecosistemi europei e per migliorare le caratteristiche qualitative tenuto anche conto che i nuovi prodotti a base di legumi stanno avendo sempre più successo (es. pasta 100% legumi).  “INCREASE – afferma Roberto Papa, ordinario di Genetica agraria presso l’Università Politecnica delle Marche e Coordinatore scientifico del progetto –  coinvolgerà agricoltori, trasformatori, PMI, istituti di ricerca e ONG attraverso un consorzio dedicato. Inoltre, coinvolgeremo i cittadini Europei per testare un approccio estremamente innovativo di conservazione decentralizzata delle risorse genetiche con un esperimento di Citizen Science grazie alla partecipazione di moltissimi cittadini e agricoltori europei”. La Val Gandino è presente come detto con l’antica varietà del “Fagiolo di Clüsven”, un legume della famiglia Phaseolus coccineus coltivato da oltre un secolo nella località di Clüsven in comune di Gandino. Lo stesso territorio dove dal 1632 venne coltivata la varietà del Mais Spinato di Gandino. La famiglia contadina Bonazzi (Congenta), trasferitasi da Cazzano S.Andrea a Clüsven sin dalla prima metà dell’Ottocento, ha coltivato in quella zona mais e fagioli. Roberto Colombi ai primi degli anni ’60, sposando una delle figlie Bonazzi, ha sempre coltivato in quel di Gandino, località “Rastei” i semi ricevuti dai Bonazzi. In coincidenza con Expo 2015, l’Orto Botanico L. Rota di Bergamo ha seminato i fagioli di Clüsven nella Valle della Biodiversità in Astino a Bergamo Nel 2016 è stata avviata la prima prova in orto della coltivazione in consociazione del Mais Spinato di Gandino e del Fagiolo di Clüsven. Il legume seriano è iscritto nell’ «Arca del gusto» di Slow Food dal 2016 e viene utilizzato nelle minestre di verdura, con la pasta e fagioli ed in umido con pomodori e spezie. “Molto importante – sottolinea Filippo Servalli, past president della Comunità del Mais Spinato – il tema della consociazione colturale: richiama l’importanza della rotazione e della complementarità delle colture, la forza di una tradizione intatta che diventa eccellenza d’attualità”.
All’inizio del 2021, il progetto distribuirà più di 1.000 diverse varietà di fagioli comuni ai cittadini e agli agricoltori europei che li potranno valutare coltivandoli nel loro campo, giardino di casa o terrazzo ma anche cucinandoli. I cittadini saranno coinvolti attivamente nelle attività di valutazione e conservazione, nonché nella condivisione e nello scambio di sementi facilitata da un’app mobile “INCREASE” che sarà sviluppata per il progetto e che garantirà che lo scambio di seme avvenga secondo le regole e i principi del trattato internazionale sulle risorse genetiche, con la garanzia della FAO. Info complete su www.increase-h2020.eu.

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