VILLA

Paladina-Villa d’Almè, Legambiente: «Progetto morto, in realtà non lo vuole nessuno»

Un progetto morto per i costi eccessivi e che in realtà nessuno vuole. E’ stato bollato così da Legambiente il cantiere per la realizzazione della Villa d’Almè – Paladina, partito nei giorni scorsi dopo anni di attese. Legambiente interviene sul tema e lo fa attraverso una lettera aperta firmata dal presidente Nicola Cremaschi ed indirizzata al presidente della Provincia Matteo Rossi, ai comuni di Paladina, Almè, Villa D’Almè, e al Parco dei Colli di Bergamo. 

LA LETTERA – Dobbiamo ammettere che ci eravamo quasi dimenticati di questo progetto, vecchio fin dalla sua nascita e devastante nella sua progettazione. Un progetto che tutti ci avevano garantito “morto per i costi eccessivi e che nessuno in realtà vuole. Ci avevamo creduto. Avevamo creduto che un progetto di cui non si sente parlare per 10 anni, progettato 20 anni fa sia destinato ad essere abbandonato o, nella peggiore delle ipotesi, debba ricominciare il suo iter di valutazione dopo così tanto tempo. Soprattutto quando si parla di una strada che andrà a “scassare” alcune delle aree di maggior pregio della cintura cittadina. Soprattutto quando a poco, pochissimo di distanza esiste una strada che permette di fare lo stesso percorso e che deve essere ancora finita. (mi riferisco alla Villa d’Almè – Dalmine, spero di non star sbagliando). Grandi opere un po’ incompiute che si sommano. Ne abbiamo davvero bisogno? Ne abbiamo bisogno di investire su questi ecomostri mentre la stessa Provincia da Lei presieduta tanto sta facendo per promuovere forme di mobilità a corto, medio e lungo raggio più efficienti e più moderne? Sappiamo che è difficile bloccare progetti ereditati dal passato con tutto il carico di storia che hanno. Ma sappiamo anche che si può fare.Ci dica come possiamo fare per sostenere questo sforzo, come aiutarla a bloccare progetti di cui non si sente nessun bisogno e proiettare il nostro territorio in una visione degna del XXI secolo, non ancorata agli anni ‘60 del ‘900. Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generato.


 

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