L’importanza della vaccinazione antinfluenzale 2020

Il vaccino antinfluenzale per la stagione 2020/2021 è composto da 4 ceppi virali che prendono il nome dalla località dove sono stati isolati per la prima volta. I 4 ceppi virali sono denominati: Haway, Hong Kong, Washington, Phuket. Il vaccino è costituito da virus coltivati in embrioni di pollo e inattivati col calore, per cui sono in grado di indurre la produzione di anticorpi ma non di indurre la malattia. Le controindicazioni assolute alla sua somministrazione sono l’allergia alle proteine dell’uovo e la presenza di malattia febbrile in corso. E’ sempre e comunque consigliato vaccinarsi per una serie di motivi che verranno elencati in seguito, ma quest’anno si aggiungono altri motivi per consigliarlo ancora più decisamente, non solo alla popolazione a rischio, ma a tutte le persone di ogni età ed anche esenti da patologie croniche. Innanzitutto va sottolineato che non sempre l’influenza è una malattia banale; non dimentichiamoci che la più terribile pandemia di tutti i tempi fu l’influenza Spagnola che tra il 1918 e il 1920 provocò più di 50 milioni di morti in una popolazione mondiale che allora era poco più di 2 miliardi. Provocò quindi più morti di tutte le guerre recenti messe insieme ed anche più della peste nera. Ma anche negli anni recenti le complicanze dell’influenza hanno provocato molti decessi tra le persone più fragili. Nel 2019 si sono verificati circa 12.000 morti. Un altro motivo per vaccinarsi risiede nel fatto che se un soggetto affetto da influenza dovesse contrarre anche il coronavirus, sarebbero più probabili gravi complicanze da quest’ultima patologia, in quanto il sistema immunitario sarebbe meno pronto ed efficace, in quanto già impegnato a contrastare il virus influenzale. Altro fattore complicante che ridurrebbe l’azione sanitaria di contrasto alla pandemia da coronavirus sarebbe, nel caso di una scarsa aderenza al programma vaccinale, un maggior accesso negli ambulatori dei medici di famiglia e nei pronti soccorsi. Inoltre, dato che i sintomi, almeno iniziali, dell’influenza sono molto simili a quelli del COVID 19, ciò porterebbe alla richiesta, da parte dei medici, di un gran numero di tamponi con possibile ingolfamento del sistema. Il vaccino antinfluenzale non solo potrà ridurre il carico ospedaliero nel caso di una seconda ondata dell’epidemia di Sars Cov 2, ma nel periodo del lockdown, le regioni italiane con un più alto tasso di copertura della vaccinazione antinfluenzale nella popolazione degli ultra 65enni mostravano un minor numero di contagi, un minor numero di pazienti ricoverati con sintomi, così come un minor numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva e di decessi per Covid-19. Uno studio svolto nel centro cardiologico Monzino e pubblicato sulla rivista specializzata “Vaccines” ha dimostrato che un aumento dell’1% della copertura vaccinale negli over 65, che equivale a circa 140.000 dosi a livello nazionale, avrebbe potuto evitare 78.560 contagi, 2.512 ospedalizzazioni, 353 ricoveri in terapie intensive e 1.989 morti per Covid-19. Sarebbe pertanto importante incentivare il più possibile qualsiasi attività che possa portare ad un aumento della copertura vaccinale soprattutto fra gli ultra 65enni.
Perché si abbia una sufficiente copertura vaccinale è indispensabile che sia disponibile una grande quantità di dosi vaccinali.
Speriamo perciò che questo avvenga.

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