Accadde Oggi: gara di solidarietà della Valle per i bambini di Chernobyl

“Era un vigile del fuoco. È morto due settimane dopo l’incidente. Sono andata a trovare la vedova. Ha partorito, una bambina, è vissuta quattro ore. Dicevano che la radiazione avrebbe ucciso la madre, invece l’ha assorbita la bambina, la sua bambina. Viviamo in un paese dove i figli devono morire per salvare le madri”. Chernobyl, la serie rivelazione del 2019, ricostruisce con agghiacciante fedeltà il più grave incidente nucleare di sempre, avvenuto esattamente 35 anni fa.

Il reattore n°4, durante un test di sicurezza avvenuto in maniera sconsiderata, esplose, riversando nell’aria e in una vastissima zona circostante una nuvola di materiale radioattivo. Ciò che però non era chiaro è come un simile disastro fosse potuto accadere, per quale ragione la notizia dell’incidente venne diffusa in ritardo e cosa venne fatto nei primi momenti per cercare di non far precipitare la situazione.

I bambini erano più a rischio, perché il loro veloce accrescimento cellulare accelerava le malattie provocate dalle radiazioni. L’unica terapia efficace, riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale, era la permanenza in paesi non contaminati e una alimentazione sana. In queste situazioni i bambini perdevano dal 30 al 50% della radioattività assorbita.

Nei primi anni ’90 nascono i soggiorni di risanamento e la gara di solidarietà raggiunge anche la Valle Camonica. Il 1996 ha visto la Caritas di Darfo impegnata in un progetto d’accoglienza molto impegnativo: da una parte l’ospitalità di 120 bambini bielorussi suddivisi in 15 paesi, e, dall’altra, l’accoglienza di 70 orfani ucraini, distribuiti in 5 parrocchie. Amministrazioni comunali, associazioni, intere famiglie e commercianti si erano per quei bambini che disegnavano piogge gialle e fiumi rossi, figli della catastrofe.

Per i piccoli ospiti erano previsti momenti di svago e divertimento, ma anche occasioni di socializzazione e lezioni di lingua italiana. Molta attenzione veniva prestata anche all’aspetto medico, con uno screening completo.

«Il bilancio che ci sentiamo di trarre, non può che essere estremamente positivo soprattutto in relazione ai benefici fisici, psicologici e scolastici che si sono verificati nei bambini che abbiamo ospitato. Il bilancio è ancor più lusinghiero se pensiamo al crescente numero di parrocchie, comunità ed associazioni che ci chiedono di aderire e partecipare all’iniziativa» riportava il periodico della Caritas Anch’io, datato dicembre 1996.

I bambini bielorussi lasciavano le loro case, le loro famiglie per arrivare in un paese con una lingua sconosciuta, dove avrebbero potuto disintossicarsi dalle radiazioni. Trent’anni dopo, i soggiorni di risanamento in Italia sono ancora attivi, seppur in numero di gran lunga inferiore. Adesso è la seconda generazione di Chernobyl che ha bisogno di aria pulita e acqua non contaminata: figli dei figli della catastrofe, nati nella radioattività.

                                     Maria Ducoli

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