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Guardia di Finanza auto

Vasta operazione per il sequestro di beni per circa 21 milioni di euro

Il Nucleo di Polizia Economic0-Finanziaria e la Tenenza di Pisogne della Guardia di Finanza stanno manovrando, coordinati dalla Procura della Repubblica di Brescia, una vasta operazione per il sequestro di beni per circa 21.000.000 di euro e per l’esecuzione di ventiquattro misure di custodia cautelare: interessati gli individui accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale.

L’operazione investigativa ha coinvolto 104 persone fisiche e 126 società – tra “cartiere” e imprese realmente operanti – con sede in numerose province sparse in tutta Italia (Bergamo, Brescia, Milano, Monza-Brianza, Alessandria, Firenze, Genova, Parma, Torino, Roma, Latina, Salerno, Bari, Trapani) e ha permesso di ricostruire una massiccia frode fiscale, ideata da professionisti bresciani e incentrata su un sistema di emissione di false fatture con un complesso sistema studiato al fine di creare falsi crediti tributari per svariati milioni di euro, ceduti poi ai clienti dietro il pagamento di un corrispettivo, al fine di compensare i debiti da loro maturati verso l’erario.

Questa operazione nasce in grembo a quella nominata “Evasione continua”, che aveva portato all’arresto di 22 persone per altre frodi fiscali a febbraio dell’anno scorso. Gli individui coinvolti, disponendo di società “cartiere” legalmente rappresentate da prestanome, dotavano la clientela di veri e propri “pacchetti fiscali” relativi all’emissione di fatture per operazioni inesistenti e alla vendita di crediti fiscali fittizi da utilizzare in compensazione mediante il meccanismo dell’accollo tributario ma anche alla compensazione di crediti fiscali fittizi con debiti tributari.

Il gruppo criminale si occupava anche di “ripulire” i proventi illeciti delle frodi tributarie, grazie al trasferimento di somme di denaro sui conti correnti aperti in istituti di credito esteri, che poi venivano restituiti agli evasori fiscali. Le Autorità Giudiziarie straniere hanno cooperato al fine di scoperchiare questo “vaso di pandora” e anche grazie a loro è stato possibile delineare l’estensione dell’attività di riciclaggio e la destinazione dei proventi illeciti.

Da qui la scoperta di fatture emesse dagli indagati per operazioni inesistenti per circa 270.000.000 di euro, che hanno consentito di abbattere un debito IVA per circa 47.0000.000 di euro ed evadere l’IRES per oltre 58.000.000 di euro, oltre che di cedere crediti fittizi per 21.000.0000 di euro.

 

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