Film ambientati in Valle Camonica: una storia secolare

Valle Camonica, un luogo ricco di storia e di cultura, una terra poliedrica calpestata da centinaia di migliaia di uomini nel corso dei secoli. Universalmente conosciuta per il suo inestimabile patrimonio di incisioni rupestri, a partire dal secolo scorso le sue caratteristiche hanno attirato l’attenzione anche di alcuni grandi personaggi del mondo del cinema, catturati dalla ricchezza della sua natura e delle sue montagne.

Tra lungometraggi, docu-film e cortometraggi la Valle Camonica è stata protagonista silenziosa di alcune importanti opere. Vale la pena ricordarne qualcuna. Andando in ordine cronologico, il primo lavoro preso in analisi è “Tra i ghiacci e le nevi del Tonale”, un documentario girato nel 1918 che ha come soggetto i soldati della terribile “Guerra Bianca”, girato nella linea di confine della zona del ghiacciaio dell’Adamello che attraversava il passo del Tonale e proseguiva verso il passo dello Stelvio. Le zone di “guerra bianca” erano proprio quelle dove la neve e il ghiaccio erano sempre presenti. In questi luoghi, i soldati vivevano per mesi a 3000/3500 metri di altitudine.

Il primo lungometraggio di cui si abbia effettivamente traccia ambientato in Valle Camonica è “I cinque dell’Adamello”, un film di Piero Mercanti, girato nel 1952 a Edolo e distribuito a livello nazionale nel 1954. L’opera testimonia quelli che erano gli eventi, i luoghi, le persone e gli stili di vita del dopoguerra nei paesi dell’Alta Valle Camonica. Uno spaccato della vita di un tempo.

Il film più importante e famoso di questa rassegna è certamente “Il tempo si è fermato”, girato da Ermanno Olmi nel 1958. Concepito inizialmente come documentario per Edisonvolta, muta nel primo lungometraggio del regista. La trama segue la nascita di un’amicizia sulla grande diga nei pressi del Monte Adamello, in una baracca vicino al lago Venerocolo posta a 2540 metri sul livello del mare. In un silenzio assoluto, interrotto solamente dalla voce dei protagonisti, Olmi racconta una vita serena, a stretto contatto con la natura e lontano dai tumulti della civiltà.

Facendo un salto temporale, nel XXI secolo abbiamo diversi lavori degni di nota. A partire da “Camuni”, il primo cartoon sulla Valle Camonica. Ebbene sì, nel 2009 l’animatore e regista Bruno Bozzetto, attraverso una collaborazione con il Distretto Culturale, ha realizzato la prima trasposizione animata delle incisioni rupestri. Il tema? L’amore e l’amicizia dalla preistoria ad oggi.

Alla Valle Camonica è stata dedicata anche una trilogia. Con “L’ultima salita – La Via crucis di Beniamino Simoni a Cerveno” (2009), “Dimenticare Tiziano. Girolamo Romanino a Pisogne” (2010) e “La lingua dei furfanti. Romanino in Valle Camonica” (2016), la regista ferrarese Elisabetta Sgarbi ci porta nel cuore della Valle Camonica in un passato lontano, ma di cui sono ancora ben visibili i segni. Due di queste opere vedono anche la partecipazione di Toni Servillo.

Non solo lungometraggi e documentari. Soprattutto nel passato più recente, registi emergenti si sono distinti grazie a brillanti cortometraggi girati nella valle bresciana. A partire da “Il solenne triduo dei morti”, diretto da Andrea Grasselli a Malonno nel 2018, presentato durante l’edizione dello stesso anno di “Del bene e del bello” e portato anche al Festival SorsiCorti di Palermo. Proprio in quell’occasione, il corto ha ricevuto una menzione speciale della giuria tecnica. Valle Camonica che nel 2019 è stata anche l’ambientazione di un corto horror, con “Non è ancora buio”, diretto da Tiziano Felappi e presentato a Pisogne durante una serata dedicata al genere.

Sembra che il futuro abbia ancora qualcosa in serbo per questo luogo, serbatoio infinito di spunti e storie straordinarie. Proprio una di queste verrà ripresa nel prossimo lavoro di Lino di Salvo, regista nato a Brooklyn ma con una famiglia di origini siciliane. Il suo film sarà ambientato in Valle Camonica e riguarderà un personaggio mitologico di nome Badalisc, un mostro con un potere magico: se ti tocca, rivelerà i tuoi segreti. Non rimane che aspettare, dunque, per godere della prossima opera ambientata nella “Valle dei Segni”. Sempre tra tradizione e cultura.

Francesco Moretti

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