Teatro dappertutto: quello spettacolo che non si poteva fare

Ci sono spettacoli che non hanno potuto essere messi in scena. Sono stati scritti, studiati, memorizzati, e poi in una sera di fine inverno Conte annunciò il primo e terribile lockdown. E i copioni si chiusero. Così come i teatri, le scuole, le porte di casa, diventante improvvisamente una fortezza oltre che scuola, ufficio e palestra. E allora, anche gli operatori culturali e gli attori si adattarono, trasformando il salotto in palcoscenico. Le prove proseguirono, senza la possibilità di realizzare davvero lo spettacolo.

Abbracciamondo ha portato a Malegno la rappresentazione Teatro Dappertutto di Claudio Simeone, ovvero lo spettacolo che non è stato possibile portare in scena a causa del Covid. Abderrahim El Hadiri aveva già conquistato grandi e piccoli con Parole sulla sabbia e, anche stavolta, il successo non è stato inferiore. Una scenografia semplice: due casse di legno, qualche burattino, una batteria e una moka del caffè. La prova che, per fare teatro non serve molto, a volte nemmeno un teatro. Basta la bravura, la voglia di raccontare storie e un pubblico pronto ad accoglierle. Perché nei mesi di vuoto ciò che è mancato maggiormente agli attori non è stato il palco, ma la platea piena, o anche solo a metà. «Siete qui, mascherati, igienizzati, distanziati, greenpassati, ma siete qui. Ed è questo per noi che conta» ha detto Abderrahim a inizio spettacolo.

La storia, una rivisitazione dell’Orlando Furioso, ha preso finalmente vita. L’attore, coniugando il racconto da portare in scena con sprazzi di riflessioni metateatrali, ha rappresentato momenti del lockdown di tutti noi. Vi ricordate il silenzio che c’era, rotto solamente dalle sirene delle ambulanze o dalle persone che cantavano sul terrazzo? Il teatro ha rotto quel silenzio assordante.

Quando Abderrahim balla tra le casse di legno nel parco giochi di Malegno, veniamo riportati a quei giorni infinitamente lunghi. Ai balli improvvisati in pigiama, in camera, dopo le mille ore trascorse davanti ai computer. Il suo racconto è anche il nostro, Orlando e Angelica una delle storie che cercavamo per distrarci dalla tragicità del momento. Cercavamo la salvezza, il teatro è un buon mezzo per raggiungerla, per farci respirare quando l’aria sembra venire meno.

Maria Ducoli

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