Stitichezza o stipsi

Per stitichezza o stipsi si intende una emissione scarsa e poco frequente di feci.
Non esiste un ritmo normale della evacuazione intestinale, in quanto la frequenza varia molto, a seconda dei soggetti, da 2 volte al giorno a 3 alla settimana. Di conseguenza, si parla di stipsi solo per una frequenza di evacuazioni inferiori alle 3 a settimana.
La stipsi è un problema molto frequente, interessa il 15% per cento della popolazione, è più frequente nel sesso femminile e la sua frequenza aumenta nettamente col passare degli anni. Eccettuati i rari casi provocati da patologie organiche (tumori, malattie infiammatorie), si tratta solitamente di una condizione puramente funzionale in assenza di qualsiasi patologia accertata.
Nella maggior parte dei casi è favorita dalla alimentazione tipica dei paesi occidentali, povera di fibre, dalla vita sedentaria e dallo stress.
La stipsi è la principale condizione che favorisce la formazione dei diverticoli del colon, che a loro volta possono accentuare il problema della stitichezza.
Sono 3 le regole fondamentali per evitare o limitare l’entità della stitichezza: 1) dieta ricca di fibre 2) sufficiente apporto idrico 3) costante attività fisica.
Per dieta ricca di fibre si intende un’alimentazione con abbondante apporto di frutta, verdura e cereali integrali, povera invece di grassi e zuccheri che rallentano il transito intestinale. Un sufficiente apporto idrico consiste nell’introdurre almeno 1,5 litri di liquidi nelle 24 ore, anche di più nei mesi estivi, a meno che non esistano controindicazioni come lo scompenso cardiaco o una insufficienza renale avanzata. Un sufficiente apporto di liquidi è fondamentale per mantenere le feci morbide, garantendone una più agevole espulsione.
Se nonostante l’osservanza delle regole la stipsi persiste, in alcuni casi si rende necessario il riscorso ai lassativi. Bisogna però fare attenzione al tipo di prodotto utilizzato perché se è vero che alcuni lassativi possono essere utili, altri possono essere dannosi. I principali tipi di lassativi sono 4: lassativi di massa, lassativi osmotici, lassativi emollienti, lassativi irritanti.
I lassativi di massa sono quelli che aumentano il volume fecale, comprendono sostanze indigeribili come la crusca, i semi di psillo, i semi di lino, la gomma di guar, la cellulosa, vanno assunti con abbondante acqua, altrimenti si rischia di ottenere l’effetto contrario.
I lassativi osmotici sono quelli che richiamano acqua nel lume intestinale; comprendono alcuni zuccheri non assorbibili come il lattulosio, il lattitolo, i Sali di magnesio (magnesia S.Pellegrino), il macrogol, la manite e il tamarindo.
I lassativi emollienti più conosciuti sono la glicerina e l’olio di vaselina (paraffina liquida). Mescolandosi al materiale fecale questi lassativi contribuiscono ad ammorbidirlo e lubrificarlo, facilitando il transito intestinale.
I lassativi irritanti sono quelli che facilitano l’evacuazione in quanto, provocando una infiammazione della mucosa intestinale, aumentano la secrezione di liquidi e determinano una vera e propria enterite chimica.
Sono quindi quelli più dannosi e a più rapido effetto, da utilizzare in modo sporadico e in casi selezionati, anche perché il loro effetto con il passare del tempo tende a diminuire, rendendo necessari continui aumenti del dosaggio. Comprendono sostanze chimiche come il bisacodile (dulcolax, confetto Falqui) il sodio picosolfato (guttalax) e alcune sostante vegetali come le foglie di senna, la cascara, la frangola, il rabarbaro, contenute anche in molte tisane lassative e l’olio di ricino.

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