Ritratti di donne normali straordinarie: Silvia Bontempi

Emisfero destro ed emisfero sinistro. Razionalità, scientificità e pragmatismo da un lato, creatività, colore ed emozioni dall’altro. Così è anche Silvia, da una parte la musica  e dall’altra le neuroscienze, il tutto amalgamato dalla passione.

A dieci anni Silvia s’innamora del violino, complice il maestro Vittorino Ragazzi che l’ha avvicinata allo strumento. Silvia resta affascinata da quelle quattro corde che, se strofinate da un arco, producevano melodie in grado di trasportarla in mondi diversi. Segue la scia della sua passione e nel 1997 si diploma al conservatorio. La musica la porta a girare per il mondo, a lasciare le sue note su tutto il planisfero. I Pomeriggi Musicali, Orchestra Toscanini, Orchestra dell’Arena di Verona, Orchestra di Spoleto: il numero di realtà di cui faceva parte Silvia fa strabuzzare gli occhi. Fare della propria passione il proprio lavoro è senza dubbio una delle conquiste alle quali tutti ambiscono. Silvia ci riesce, fino al 2006 la musica è stata la sua unica professione. Fare sacrifici non le è mai pesato troppo, la sua forza di volontà le ha permesso di andare sempre e comunque avanti.

A volte, succedono cose che ti stravolgono la vita da un giorno all’altro. Nel 2006 Silvia ha un incidente in moto e per quattro mesi deve guardare il violino solo da lontano. Deve riporre il suo mondo, il suo grande amore e il suo lavoro in una custodia. E allora cosa si fa, quando si perde ciò che ti ha sempre accompagnata? Ci si reinventa. Silvia frequenta un corso di musicologia per due anni, percorso che le consente di prendere l’abilitazione per l’insegnamento. Scopre che il mondo della scuola le piace, le dà stabilità e la risparmia dai chilometri che percorreva quotidianamente. Le passioni spesso si attirano a vicenda, e Silvia si avvicina alla disabilità.

S’iscrive a psicologia, prima alla triennale e poi la magistrale. Una scelta decisamente non facile, ma che le dà grandi soddisfazioni. «Non mi ero trovata lì per caso, desideravo davvero approfondire e capire. Trovare dei tempi per guardarmi dentro». La laurea la porta a ripensarsi anche come musicista e finalmente trova il suo vero e proprio strumento: la viola. Il violino ha un ruolo da protagonista, mentre la viola è meno predominante, ma fondamentale. Se la togliamo, cade tutto. La viola c’è, lavora tanto, senza aver bisogno di apparire o mostrarsi. Che poi, pensandoci bene, è un po’ ciò che fa lo psicologo: non prende decisioni per te ma cerca di aprirti e di farti vedere le strade che hai davanti. E così, per Silvia si apre una nuova era musicale.

La più recente passione sono le neuroscienze, che vanno a chiudere il cerchio. Infatti, questa branca che spesso spaventa solo a sentirla nominare, ha una certa importanza anche in ambito musicale. Silvia racconta di musicisti dotati che poi mollano, non riuscendo a reggere l’ansia da prestazione. Giorni interi di studio che finiscono in mani sudate davanti al pubblico, mani che dimenticano le note e s’inceppano di fronte alla tabula rasa che diventa la mente.

Lei vuole aiutarli concretamente, attivare percorsi che possano essere d’aiuto a grandi e piccoli. A settembre, infatti, partirà il suo progetto “L’ora di cervello”, nel quale sta investendo tempo ed energie.

Emisfero destro ed emisfero sinistro. Musica e scienza, razionalità e sentimenti si fondono e dialogano tra loro nel linguaggio segreto dell’esistenza.

                                         Maria Ducoli

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