Ritratti di donne normali straordinarie: Marina Berlinghieri

La prima volta che Marina varca la soglia di Montecitorio stenta a credere ai propri occhi. Non aveva mai immaginato che potesse succedere, non ci aveva nemmeno pensato. Aveva altri piani, altre idee. Prova a darsi un pizzicotto sul braccio, ma non cambia nulla. È proprio il suo nome ad essere stato sbarrato a matita. Un po’ intimorita e dubbiosa, ma comunque entusiasta, fa un bel respiro mentre guarda quell’ingresso possente sul quale troneggiano due bandiere. Ed entra.

Fin dai tempi della scuola, a Marina piace battersi per gli altri: diventa rappresentante prima di classe e poi d’istituto, per raggiungere, infine, l’altro lato della cattedra. L’impegno politico inizia nel 2007, in seguito alla nascita del PD. Organizza una conferenza a Pisogne e da cosa nasce cosa. Alle primarie successive si candida nella lista di Rosy Bindi, finendo nella segreteria provinciale per approdare qualche anno dopo in quella regionale. Nel frattempo, diventa anche assessora alla cultura di Pisogne. Nel 2012, in una sera troppo fredda per essere novembre, Marina esce da una riunione tenendo per mano la sua bambina che armata di pennarelli e album da colorare, l’aveva aspettata seduta in fondo alla sala. Fuori trovano una Pisogne addormentata sotto uno strato di neve. E poi trovano anche una sorpresa, una chiamata totalmente inaspettata, di quelle che ti fanno alzare gli occhi al cielo chiedendoti “e questo cosa vorrà, adesso?”. Un responsabile del PD milanese le propone di partecipare alle primarie. Spalancando gli occhi, con una miriade di pensieri che le vorticano per la testa, accetta. “Figurati se vengo eletta”, pensa andando a dormire. Dal giorno dopo comincia a raccogliere voti per la campagna elettorale, finché non arriva in Parlamento. E se l’elezione era avvenuta un po’ per caso, l’impegno quotidiano è una scelta.

All’inizio Marina passa le notti sui dossier a studiare, cercando di capire come funzioni quella grande macchina burocratica nella quale buona parte di società ha perso fiducia. Ma lei no, lei ci crede ancora e vuole essere parte del cambiamento. Entra anche nella Commissione delle Politiche Europee, diventandone il capogruppo nel 2014, per poi passare qualche anno dopo alla Commissione Regolamenti. Quello che fa Marina non ha un impatto diretto sulla quotidianità dei cittadini, ma permette ad alcune consapevolezze di camminare nel Mondo, con l’intento di renderlo un posto migliore. Certo, non è semplice. A volte sente il peso dell’umanità sulle proprie spalle e ha voglia di mollare, di lasciare che ci pensino gli altri a rendere il pianeta un posto migliore.

Ma poi non lo fa, non molla. Perché si rende conto che ha una grande responsabilità che le è stata data perché c’è una legge che prevede che la sua poltrona sia occupata da una donna. E Marina pensa a sua figlia, e anche alle figlie degli altri: non vuole che realizzino i loro sogni perché delle quote rosa glielo permettono. In una società diversa, meno patriarcale, le donne raggiungono le posizioni alle quali ambiscono grazie alla loro determinazione, e non per il merito di una legge. Certo, meglio di niente. Marina, però, sa che si può fare di più e ce la mette tutta.

Maria Ducoli

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