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Ritratti di donne normali straordinarie: Irene Abondio

Se dite ad Irene che non ce la farà a fare qualcosa, lei vi aspetterà alla linea del traguardo. È determinata e testarda, con i ricci al vento e il sorriso dolce.

Dopo le medie s’iscrive allo scientifico, anche se la matematica non le piace per niente. Vuole fare il medico. Come spesso succede, nei cinque anni di liceo le idee e le ambizioni cambiano, e alla fine si iscrive a Giurisprudenza all’Università di Brescia. La politica l’attira, l’ha respirata in casa fin da piccola. Chiede consiglio a suo papà, il suo mentore numero uno. «Falla, ma non qui. Saresti sempre “la figlia di”, falla a Brescia ». Con la sua benedizione, Irene entra in un’associazione culturale bresciana, in cui comincia a conoscere vari politici e a mettere le mani in pasta. Il primo anno di studi decide di candidarsi alle elezioni studentesche: è una matricola, non ha ancora avuto il tempo per vivere l’università, ma questo non la ferma. «Ciao, lo sai che a breve ci saranno le elezioni? Ah, non conosci nessuno? Piacere, Irene Abondio, conosci me. Spero che mi voterai!» dice sorridendo agli studenti che incontra durante il volantinaggio. Vince, determinata com’è non poteva essere altrimenti. Poco dopo organizza il suo primo evento universitario, una color run prima ancora che scoppiasse la moda. La commissione inizialmente è restia, poi accetta, decidendo di dare fiducia a quella ragazza dai capelli ricci e lo sguardo sveglio. E fanno bene, perché la sua proposta si rivela un successone. Mentre è sul palco a parlare davanti alla folla, si accorge di un uomo in giacca e cravatta, nascosto all’estremità della piazza, con tanto di telecamera e sguardo fiero. Suo papà è andato a vederla di nascosto. Le sorridono anche gli occhi quando ricorda quell’episodio. Papà, papà, papà. È la parola che usa di più, non c’è frase in cui non compaia. Le manca, si vede. Infatti, nel 2016 Aldo Abondio muore improvvisamente. Irene ha solo 21 anni, è all’inizio di tutto, della politica e della vita, ha ancora tante domande da porre, innumerevoli consigli da chiedere, quando si vede portare via il suo punto di riferimento costante.

La vita a volte gioca brutti scherzi. Ma, per quanto faccia tremendamente male, Irene non è una che si abbatte. Aveva promesso a suo papà che non l’avrebbe deluso e due settimane dopo va a dare un esame. Lo stesso anno ci sono le amministrative a Darfo, le chiedono di candidarsi, è quasi tentata, ma poi si ricorda le parole di Aldo. Avrebbe proprio bisogno di lui, ma non c’è. Alza gli occhi e chiede un segno che poi arriva. Si candida nella lista di Forza Italia, perde ed entra in minoranza.

L’anno dopo vive una delle esperienze più belle di sempre: tre mesi di campagna elettorale con Claudia Carzeri, da Ponte di Legno alla Bassa Bresciana. Poi altri due mesi con Paola Vilardi e Irene ha la conferma che quella sia la sua strada. Nel mentre fa tremila altre cose: si laurea, fa il tirocinio anticipato in uno studio legale, si iscrive ad un’altra laurea, inizia a lavorare in Regione. E intanto vive i suoi vent’anni e poco più, ride, balla. A volte si chiede chi glielo faccia fare e poi continua a farlo lo stesso, perché Irene non vuole farsi scorrere le cose addosso. Vuole viverla, quell’unica vita che ha. Poi ogni tanto alza lo sguardo verso il cielo e sorride. Suo papà sarebbe fiero di lei.

                                      Maria Ducoli

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