Ritratti di donne normali straordinarie: Ilaria Boffelli

I ricci color miele di Ilaria ondeggiano da una parte all’altra, seguendo il ritmo veloce delle sue parole. Gli occhi azzurri spalancati, le guance leggermente rosse dettate dall’imbarazzo, ci racconta di come, dopo la triennale in Scienze dell’Educazione si è iscritta alla facoltà di psicologia, prima alla triennale e poi alla magistrale. «Avrei potuto farmi convalidare alcuni esami ma ho preferito ricominciare daccapo: avevo paura che la mia formazione non fosse completa».

Ilaria crede fortemente nel potere delle parole, sa che non sono soltanto un ammasso di fonemi dal suono melodioso o duro, ma uno strumento con il quale è possibile cambiare il mondo in cui viviamo. Vuole fare la psicologa per questo, perché crede che sia importante, attraverso le parole, risolvere delle problematiche. E pensa di poter esserne capace, perché ascoltare è il suo forte.

Solare ed effervescente, ma al tempo stesso anche pacata e riflessiva, se dovesse descriversi con soli tra aggettivi direbbe che è socievole, determinata e paziente, ma solo nel suo lavoro. Ilaria ha finito da poco la prima triennale quando inizia a lavorare alla casa di riposo di Bienno. Le piace molto ciò che fa, la sua giovane età la porta spesso ad essere considerata come una sorta di nipote da parte degli ospiti, facendosi custode di storie e attimi di vita preziosi, complice il maggior tempo a disposizione, quello che spesso si rincorre fuori dalla struttura. Ilaria racconta di come la pandemia abbia portato gli operatori a sostituirsi quasi completamente alle famiglie dei pazienti, non essendo consentite le visite. Ilaria ha avuto paura, lo dice con la semplicità di chi non vuole mostrarsi diversa da com’è. Ha avuto paura perché una mattina – in quel marzo così surreale da chiederci se fosse un incubo – è arrivata al lavoro e il termometro segnava una temperatura più alta del normale. Ha preso le sue cose e, con le lacrime agli occhi, ha riacceso la macchina. In uno zaino i libri e il computer, ha passato un mese da sola in una casa che non era sua. Le lezioni online l’hanno salvata, affievolendo la solitudine. Non si è persa d’animo, però: ha continuato a dare esami e a scrivere la tesi, laureandosi in magistrale a novembre del 2020. A distanza, con amici e parenti in videochiamata, ma è contenta lo stesso perché ha inseguito i suoi sogni. Non soddisfatta dei tre traguardi già raggiunti, ha iniziato un master in neuropsicologia clinica. Studiare le piace e, ormai, colleziona lauree come se fossero figurine Panini. Sorride e scherza dicendo che vuole battere il record.

In quel primo e terribile lockdown, Ilaria ha avuto paura per sé, perché nessuno aveva ancora capito cosa fosse quella malattia che era arrivata tutta all’improvviso, quella “poco più che influenza” che disseminava morti ogni giorno. E poi ha avuto paura anche per gli altri, temendo di aver portato il virus in casa di riposo, timore smentito più tardi.

Quella dello psicologo è una strada lunga e tortuosa, ma Ilaria non si lascia intimorire: non sa ancora di preciso in quale ambito specializzarsi, le interessa tutto e dal luccichio del suo sguardo si capisce che ha fame di esperienze. Un’energia da vendere, parla veloce perché ha tante cose da dire e tanta voglia di comunicare. Lo fa con il sorriso, sempre, anche quando racconta delle esperienze più difficili perché Ilaria è così: un misto di effervescenza e dolcezza.

                                      Maria Ducoli

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