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Redazionale d’augurio per il nuovo anno carico di incognite

Si è aperto un nuovo anno, carico di incognite.

Non c’è settore che non sia contagiato da un senso di smarrimento che ci rende quasi impotenti Contro un provocatorio invito a tornare indietro, essendo evidente  la situazione fallimentare del progresso sotto molti aspetti, c’è bisogno di fare una seria riflessione: Ma tornare indietro è impossibile.

Quel mondo, pur ricco di difficoltà, dove la vita era ritmata dalle attività agricole stagionali, offriva anche momenti di spensierata allegria e di convivialità, ed era allietata da feste, in cui ci si raccoglieva per ringraziare e per condividere quanto prodotto. Era fondato sulla naturalezza, sulla concretezza, sullo spirito di sacrificio, non sullo spreco e consumismo. Era una cultura e una civiltà che tendevano a vivere in completa   armonia con la terra e la natura

La civiltà contadina è sparita senza lasciare un’eredità.. Ora dobbiamo seriamente pensare a qualcosa di rivoluzionario per lasciare alle nuove generazioni un pianeta migliore, incominciando – però – a lasciare al pianeta una generazione migliore

Stiamo veramente andando verso il punto del non ritorno? Chi riesce seriamente a programmare il suo futuro? Vediamo solo nero all’orizzonte?

Ormai, anche il nostro cervello sembra programmato a ricevere solo brutte notizie. Prima con la pandemia, ora con il conflitto in Ucraina e il Medio Oriente ed i femminilicismi dati in pasto alla televisione che come un tritatutto rimescola nei minimi particolari anche i dettagli più morbosi, si attiva una ricerca quasi ossessiva di notizie finendo per creare una vera e propria dipendenza Perché lo facciamo? Che effetti ha sul nostro cervello?

Ne viene influenzata la nostra quotidianità, portando con sé un senso di angoscia costante. Accresce la paura che qualcosa di terribile possa accadere da un momento all’altro, impedendoci di vivere una vita in serenità.

Perché le critiche hanno su di noi un effetto molto più rilevante rispetto agli elogi e agli apprezzamenti?  Il nostro cervello è programmato per concentrarsi sul “male”? È quello che viene chiamato “effetto della negatività”

Il pregiudizio della negatività costringeva i nostri antenati a rimanere vigili  riguardo a pericoli potenzialmente letali –ma oggi distorce la nostra percezione dell’ambiente. La raffica di cattive notizie a cui siamo sottoposti ci fa sentire impotenti. Ignoriamo le numerose cose e persone positive che ci circondano, preferendo dare ascolto a quelle che ci dicono che il mondo sta andando a rotoli.

Anche noi di “Montagne&Paesi” possiamo essere coinvolti?

Credo di no! Noi non siamo condizionati dalla necessità di vendere qualche copia in più e non dobbiamo, quindi, sbattere il mostro in prima pagina, ma cercare di rinnovare l’impegno che ci siamo assunti ormai 28 anni fa quando decidemmo di dare vita a questo strumento d’informazione. Dare spazio a quelle persone a cui non viene mai rivolto il microfono o a quei gesti che non sono mai sotto i riflettori ma sono in grado di realizzare iniziative che elevano la nostra comunità,

Questo è l’impegno che rinnoviamo anche per quest’anno che si apre e per gli anni futuri. Buon 2024

Antonio Martinelli

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