“Questa casa non è una scuola”: lo sciopero a distanza

Ad un anno dallo scoppio della pandemia, le scuole sono ancora chiuse. I mesi in cui l’attività scolastica non è avvenuta da dietro uno schermo sono stati ossigeno puro sia per i ragazzi che per le famiglie. Perché dietro ad un bambino in DaD c’è una mamma che spesso deve rinunciare al proprio lavoro, e nel 2021 questo non è ammissibile. Dietro a tre bambini in DaD c’è una famiglia che deve acquistare tre dispositivi diversi, perché non tutte le scuole hanno fornito le tecnologie necessarie.

Se in queste ultime settimane ci siamo resi conto dei passi da gigante fatti dalla scienza, ci siamo anche accorti dei passi indietro in tema di pari opportunità.

Proprio per sottolineare la necessità di riportare la scuola in cima alle priorità, i Cobas hanno confermato, insieme al comitato Priorità alla Scuola e al Coordinamento nazionale precari la giornata di sciopero nazionale, prevista per il 26 marzo.

«Nulla è stato fatto neanche nell’altro settore-chiave, insieme alla Sanità, e cioè il trasporto pubblico locale» lamentano i Cobas.  Anche il comitato bresciano di Priorità alla Scuola ha deciso di aderire alla manifestazione nazionale, chiedendo di realizzare delle performance simboliche e al tempo stesso allegre, da abbinare a degli interventi nel pieno rispetto delle norme Covid.

Priorità alla Scuola ha lanciato un appello forte e chiaro, per permettere a tutti di partecipare alla giornata: “non collegatevi”. Si tratta di uno sciopero della didattica a distanza: “usciamo dagli sche(r)mi perché “questa casa non è una scuola”.

Consapevoli del fatto che i ragazzi abbiano bisogno di andare a scuola e che un giorno senza lezioni su Zoom non sia la soluzione a tutti i problemi, non si può ignorare il grido silenzioso di chi in questa pandemia viene lasciato a se stesso. E al proprio schermo.

                                           Maria Ducoli

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