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Malghe, le nuove linee guida occasione per rilanciare la montagna

“E’ una decisione in linea con le osservazioni che avevamo presentato al riguardo e che quindi condividiamo pienamente perché riteniamo che il patrimonio della nostra agricoltura montana, costruito con anni di sacrifici e di dedizione, non debba essere disperso ma al contrario debba essere valorizzato in ogni suo aspetto”. Così il presidente di Coldiretti Bergamo, Alberto Brivio, commenta l’approvazione da parte di Regione Lombardia, su proposta dell’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi, delle nuove linee guida per la gestione delle malghe pubbliche e l’esercizio dell’attività di alpeggio che, tra l’altro, invitano i Comuni ad assegnare le malghe alla gente di montagna.

“E’ giusto che gli allevatori di montagna abbiano una priorità nell’assegnazione delle malghe – afferma il presidente di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio – perché sono stati loro che con mille sacrifici e tra mille difficoltà hanno mantenuto vivo e vitale il sistema degli alpeggi, assolvendo anche all’importante funzione di prevenire i rischi di dissesto idrogeologico. E’ una scelta che contribuisce anche ad assicurare continuità alla produzione di quei prodotti tipici che fanno parte della nostra identità e fanno da volano allo sviluppo agricolo e turistico del territorio. E’ di fondamentale importanza che i Comuni tengano in considerazione queste indicazioni per salvaguardare le nostre montagne ed evitare qualsiasi azione speculativa ”.

Coldiretti Bergamo spiega che, secondo le nuove linee guida, i proprietari pubblici delle malghe, riconoscendone la valenza sociale e ambientale, provvederanno alla loro concessione e affitto attraverso bandi finalizzati al perseguimento della migliore convenienza economica, dando maggiore importanza al progetto qualitativo, a chi vive in montagna e a chi produce prodotti lattiero-caseari tipici. Saranno inoltre sostenute, incentivate e incoraggiate le attività d’alpeggio orientate a conservare la natura ed il paesaggio per le ricadute d’interesse sociale generate.

“La rete delle maghe – prosegue Brivio – ha un grande valore dal punto di vista paesaggistico e per la conservazione del territorio e della biodiversità oltre ad avere una grande valenza culturale e storica. Queste potenzialità possono essere messe a frutto per creare nuove occasione di reddito, come ad esempio incentivando la vendita diretta e l’accoglienza agrituristica. Per questo è importante che gli edifici delle malghe vengano resi maggiormente fruibili da parte degli allevatori e da parte dei turisti, con idonei interventi di recupero e di riqualificazione, così come è importante che venga garantita la funzionalità della viabilità tra malga e malga e tra malga e fondovalle.”

In Lombardia le malghe sono 870 e sono distribuite in particolare fra Sondrio (35%), Brescia (27%) e Bergamo (22%),

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