L’ansia

L’isolamento domiciliare delle scorse settimane ha creato ansia in molte persone, soprattutto negli anziani a rischio che hanno dovuto sottoporsi ad un isolamento più rigoroso, tanto che molti di loro stanno facendo molta fatica ad uscire anche ora che il periodo di isolamento è terminato. La conseguente mancanza di movimento e di esposizione al sole va a scapito della salute soprattutto di chi soffre di diabete, ipertensione e osteoporosi. L’ansia è probabilmente il disturbo più frequentemente riferito dai pazienti nell’ambulatorio del medico di medicina generale. Tante sono le definizioni di ansia, forse la più appropriata è: “un sentimento aspecifico di agitazione e di timore reattivo ad una minaccia reale o immaginaria”. L’ansia spesso si accompagna anche a sintomi e segni quali: tachicardia, sudorazione profusa, tremori. Le persone che soffrono di ansia cronica divengono dei frequentatori degli ambulatori medici in quanto spesso si associano anche patologie psicosomatiche che possono coinvolgere tutti gli apparati. Uno degli apparati più frequentemente interessati è quello polmonare, con comparsa di difficoltà respiratoria (dispnea). La dispnea associata all’ansia assume però delle caratteristiche particolari, il paziente sente il bisogno di fare un respiro profondo e liberatorio, ma non riesce a farlo fondo come vorrebbe. Potremmo definirla come fame d’aria. Un’altro apparato interessato all’ansia è quello digerente. Il colon irritabile è una tipica patologia psicosomatica e si manifesta con dolori addominali crampiformi diffusi e con alternanza di diarrea e stitichezza. Anche l’apparato cardiocircolatorio viene interessato in quanto compaiono spesso dolori toracici recidivanti che associati alla tachicardia fanno temere al paziente di soffrire di problemi cardiaci. L’ansia episodica è una forma molto diffusa, che interessa praticamente tutti almeno una volta nella vita, e spesso è associata a fatti esterni negativi scatenanti. L’ansia cronica invece diventa una patologia che necessita di un intervento terapeutico in quanto limita l’efficienza sul lavoro e nella vita di tutti i giorni. Su uno sfondo di ansia cronica, si possono avere delle riacutizzazioni che si manifestano con veri e propri attacchi di panico. L’attacco di panico è caratterizzato da un’improvvisa paura di morire associata a sintomi intensi, difficoltà respiratoria, tachicardia, tremori, sudorazione profusa che spesso costringono il paziente a recarsi in un pronto soccorso. Manifestazioni tipicamente associate all’ansia cronica sono le fobie. La fobia consiste in una irrazionale paura di cose, animali o situazioni che normalmente non rappresentano un reale pericolo per la persona. Molteplici sono i tipi di fobia: claustrofobia (paura dei luoghi chiusi), acrofobia (paura dell’altitudine), agorafobia (paura della gente) Zoofobia (paura di animali innocui) ipocondria (paura delle malattie). La terapia dell’ansia si basa sulla psicoterapia di tipo cognitivo – comportamentale, sulle tecniche di rilassamento come lo Yoga ed il training autogeno e quando necessario anche la terapia farmacologica. Tutte queste terapie possono anche essere associate. Per quanto riguarda la terapia farmacologica dell’ansia si distinguono farmaci per il trattamento acuto dell’ansia e farmaci per il trattamento cronico. Per il trattamento a breve termine dell’ansia si possono utilizzare le benzodiazepine. Sono farmaci molto efficaci nel contrastare le crisi d’ansia, ma non possono essere utilizzati per lunghi periodi perché possono dare assuefazione. Ne esistono molti tipi in base alla potenza e alla durata d’azione. Per fare degli esempi, citiamo alcuni nomi commerciali (Tavor, lexotan, xanax, valium), sono tra i farmaci più venduti in tutto il mondo. L’ansia cronica, associata o meno ad attacchi di panico, sembra dovuta al calo di serotonina nel cervello, per cui la terapia di fondo si basa sulla somministrazione di farmaci serotoninergici, in grado di aumentare il contenuto di questo neurotrasmettitore a livello cerebrale. Sono farmaci che agiscono lentamente, con inizio dei benefici dopo 2-3 settimane e a differenza delle benzodiazepine vanno assunti per almeno 6 mesi. All’inizio della terapia possono provocare qualche effetto collaterale, il più frequente dei quali è la nausea, che però solitamente tende a regredire dopo 5-6 giorni.

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