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mais spinato gandino in Guatemala

Il Mais spinato di Gandino in Guatemala

Importante trasferta in Centro America per Filippo Servalli ed Angelo Savoldelli della Comunità del Mais Spinato di Gandino che hanno visitato due comunità in Guatemala alla ricerca di antiche varietà progenitrici dell’eccellenza gandinese. Dal 22 al 26 saranno Managua (Nicaragua) per partecipare al Convegno Mondiale dei Maestri del Metodo Biointensivo. A Torino nel fine settimana delegazione gandinese anche all’Incontro Nazionale “SlowMays” di Bra organizzato da Slow Food Italia.

Un viaggio nel tempo e nella storia, alla scoperta di culture e colture progenitrici della rinomata eccellenza del Mais Spinato di Gandino. E’ in corso da alcuni giorni in Centro America la trasferta di Filippo Servalli (vice sindaco di Gandino e past president della Comunità del Mais Spinato) ed Angelo Savoldelli (responsabile didattica della Comunità) alla ricerca delle origini e dei “primogenitori” del pregiato mais tutelato in Valle Gandino.

Alle sorgenti del Mais Spinato

“L’idea – spiega Servalli – è nata lo scorso ottobre, in occasione del Master che a Gandino ha certificato, per la prima volta in Europa, i maestri del metodo biointensivo. Abbiamo raccolto alcuni studi sull’attività di alcune sperdute comunità del Guatemala, dove ancora vengono coltivati gli antichi mais della zona. Si tratta con tutta probabilità delle “radici” del nostro Mais. che dopo l’arrivo nel nuovo mondo di Cristoforo Colombo fu fra i primissimi ad essere coltivati nel Nord Italia”. Lo Spinato arrivò a Gandino nei primi decenni del 1600. E’ una varietà organoletticamente pregiata che appartenente alla famiglia dei mais vitrei o semivitrei. Filippo Lussana pubblicò uno studio che certificava la coltivazione a Gandino in località Clusven nel 1632, nei terreni della famiglia Giovanelli, ricchi commercianti di panni lana di cui la Valle è da secoli produttrice. Nel 1617 il mais era arrivato nei territori legati a Venezia, e in particolare nel Bellunese, nelle terre del nobile Benedetto Miari. Coevi di Miari erano l’allora Patriarca di Venezia, il barone Federico Maria Giovannelli, e i baroni Benedetto e Andrea Giovanelli, Procuratori della Repubblica veneta, tutti originari di Gandino. In entrambi i casi si tratta di mais con i chicchi dalla forma appuntita: nel Bellunese si parla di “Sponcio”, a Gandino di “Spinato”. Si pensi che Matteo Bonafus, direttore del Giardino Reale d’Agricoltura di Torino, pubblicò nel 1833 una schedatura delle varietà di mais che ha fatto da riferimento per tutti gli studiosi. Nel 1842, in una specifica integrazione, aggiunse proprio il mais “rostrato” o “Spinato”, utilizzando la dicitura francese di “Mais a Bec”.

“Abbiamo visitato – sottolinea Angelo Savoldelli – le comunità di Chitaburuy-Parramos e quella di Ojer Caibal – San Jose Poaquil entrambe nel dipartimento di Chimaltenango. Abbiamo vissuto emozioni importanti nel dialogare con i contadini di quelle zone, confrontandoci non soltanto sulla varietà dei semi, ma anche sulle modalità di preparazione e consumo dei prodotti a base di mais che qui definiscono “imbricado””.

A Managua l’Incontro Mondiale del Biointensivo

Dopo il Guatemala, Servalli e Savoldelli faranno tappa a Managua, capitale del Nicaragua, per partecipare all’Incontro Mondiale dei Maestri del metodo Biointensivo dal 22 al 26 gennaio.

Il Metodo Biointensivo si basa sul concetto che la coltivazione ha sì lo scopo di nutrire le persone, ma deve nel contempo anche nutrire il suolo e ad esso restituire quanto in eccesso sotto forma di compost, in modo da eliminare in toto l’utilizzo di fertilizzanti e garantirsi una prolungata produzione sostenibile. “L’energia utilizzata – sottolinea Savoldelli, primo maestro certificato in Italia – è quella dell’uomo, che lavora il suolo con una doppia escavazione iniziale, per complessivi 60 centimetri di profondità. Le radici trovano più risorse, anche in caso di siccità, si evita la ramificazione superficiale e le piante sono fra loro più vicine. Con una “cama” di dieci metri quadrati (è il letto di coltura base del metodo, 8 metri di lunghezza per 1,25 di larghezza) si possano ottenere raccolti di quattro volte superiori, con un risparmio d’acqua che supera l’80 per cento”.

Lo scorso ottobre José Agustin Macias e Marisol Tenorio, giunti dal Messico, avevano tenuto a Gandino il primo Master Europeo, nel ricordo del compianto Ivan Moretti di Cazzano S.Andrea, pioniere del biointensivo morto in un incidente stradale in Croazia nel 2015. In Italia è disponibile un prezioso sussidio: la versione in italiano (ad oggi unica) del manuale base del Metodo Biointensivo scritto da John Jeavons e Karol Cox, tradotta dalla Comunità del Mais Spinato grazie ad un progetto didattico che ha coinvolto negli anni scorsi l’Istituto Romero di Albino.

A Bra l’incontro nazionale di SlowMays by Slow Food

Il 20 e 21 gennaio 2018 la Comunità del Mais Spinato di Gandino, rappresentata dal presidente Antonio Rottigni, partecipa a Bra all’incontro nazionale di Slow Food, dedicato alla rete SlowMays nata in occasione di Expo Milano 2015. Un’ulteriore occasione di crescita per il progetto di rivalutazione e tutela avviato in Val Gandino da più di dieci anni.

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