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Il dialetto torna in scena

Si potrebbe salvare il dialetto su un grande archivio digitale, ma un nostro futuro avo, leggendo un incomprensibile imbuto di parole lasciate a metà, si interrogherebbe incredulo sul significato di quell’arcaico linguaggio tra il tedesco e l’olandese.

La vera anima del dialetto sta nella messa in scena e negli intercalari usati al momento e Martina Salvetti (classe 1936, nata a Breno) sa bene che le sfumature di una lingua antica non si colgono tra le righe di un vocabolario ma, come il vino insaporito nella botte in rovere, dagli accenni della lingua parlata. E allora, se il dialetto non si può scrivere si mette in scena. Il teatro, quello dei greci, di Pirandello o di Martina, resiste alla sfida del tempo, si insinua nelle pieghe e lascia un po’ a chi lo guarda l’esigenza di salvaguardare una lingua fortemente legata alle tradizioni.

Così, su suggerimento di un’amica, Martina è tornata a casa e prima di andare a dormire aveva già scritto quattro pagine della commedia “Domà an copa al porsel”, premiata con la menzione speciale al concorso “Il dialetto in compagnia” indetto dalla Comunità Montana e dal Distretto culturale e nuovamente in scena, su richiesta del pubblico, questo sabato 2 marzo alle ore 20.30 al Teatro delle Ali di Breno. “

L’idea di questa commedia è nata perché c’è stato un periodo in cui spesso avevo a che fare con il maiale, andavo a cucire i salami in una casa, poi in un’altra e poi in un’altra ancora” commenta Martina, e pare che quegli anni di tradizioni si misurino in una manciata di secondi, una vita liquida mischiata al tempo e diventata saggezza.

“Domà an copa al Porsel” è però anche altro. La storia di una vita di attese. Quel “Domà” che pare essere pensato ieri e che invece è frutto di preparativi durati un intero anno, cerimonie ed attese: lo sa bene nonno Gaudenzio (interpretato da Franca Ricchini) che anche se ha perso la memoria parla sempre di Bagolino, perché aveva una fidanzata ai tempi, e lui, quella la ricorda sempre. O il norcino Tomaso (Giacomo Taboni) e la zia vedova Matilde (Caterina Falocchi) che aspettano proprio quel giorno per decidere finalmente di sposarsi. Una società matriarcale fatta di regole ma anche di vizi nascosti dall’ironia: come quello di Felice (Pietro Pennacchio) che spende al bar i soldi per pagare la tassa sul maiale (A quei tempi, nel giorno dell’uccisione del maiale, era necessario pagare un dazio al comune per saldare il contratto – Ndr).

E così la messa in scena si snoda, tra le battute irriverente e le improvvisazioni dei componenti della Compagnia Teatrale Semiseria di Mezzarro, che sanno tenere magistralmente il palco per tutto la durata della commedia, lasciando il pubblico stretto tra risate e suspence, fino alla ballata finale accompagnata dalla fisarmonica di Roberto Angelico (Bibi).

Questa volta non è un confronto con la modernizzazione, non è colpa di una certa innovazione che vuole scalzare le vecchie tradizioni, ma sono spettacoli come quelli di Martina e della Compagnia Semiseria di Mezzarro, e lo stesso dialetto, che non possono convivere con qualcosa di così intangibile e fugace come il digitale. Il dialetto è la terra, il tono contadino ma armonioso che non può essere in altro modo riprodotto se non dalla voce di chi lo conosce.

Un suggerimento che ci sentiamo di darvi è quello di andare a vedere lo spettacolo (che dura poco più di un’ora) e lasciare il teatro con la testa lieve. Pare che il dialetto, con la sua durezza di accenti, si discosti dai canoni rigorosi della lingua ufficiale, poco gli importa della forma e lascia che mente e fantasia possano muoversi liberi, senza struttura. Tornate poi a casa o uscite a bere qualcosa e vedrete come il mondo, attorno a voi, avrà un altro aspetto, dopo l’insegnamento della Compagnia Teatrale Semiseria di Mezzarro: prendete la vita con più ironia e leggerezza, perché l’ironia e una risata danno il giusto peso ad ogni cosa.

 

PERSONAGGI e INTERPRETI

La madre marietta: Martina Salvetti

Il padre Felice: Pietro Pennacchio (Pedro)

La figlia Rosali: Carla Girelli

Il marito Tuni: Renato Moscardi

Il nonno Gaudenzio: Franca Ricchini

Il macellaio Tomaso: Giacomo Taboni

La zia Mansueta: Angela Moscardi

La zia vedova Matilde: Catina Falocchi

La suggeritrice: Lina Rigali

Fisarmonica: Roberto Angelico (Bibi)

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