Il Castello di Pianico e l’enigma del cunicolo cieco

L’esistenza di un castello a Pianico non è una leggenda. Sono numerose le prove che attestano la sua presenza nel passato, a partire dallo stesso stemma comunale: un castello chiuso con merlatura Guelfa, posto su una grande collina con sotto tre collinette e un fiume che scorre vicino.

Nelle “Effemeridi” di Donato Calvi si legge che il 25 giugno 1222 molti membri della famiglia Codoferri di Solto fecero donazione alla città di Bergamo di quanto possedevano nei castelli e nelle fortezze di Solto e Pianico. Dunque, all’epoca esisteva un castello a Pianico. Un ulteriore conferma di questa tesi si trova in un atto notarile del 1364, dove sono menzionati il castello, la chiesa di San Zenone e altri toponimi. Anche a Sellere c’era un castello, come si riscontra in un documento del 1457.

Nel Dizionario Odeporico di Maironi da Ponte di legge: “In Pianico si vedono le vestigia di un antico castello, opera degli infelici tempi delle fazioni Guelfa e Ghibellina. Staccate dalla contrada maggiore ha la contrada del Castello”. La località più elevata del paese è ancora oggi denominata “Castello”. Nonostante non ci siano tracce evidenti del castello, si è comunque mantenuto il toponimo e il soprannome di “castellani”. Un tale Cristoforo Moretti di Pianico era appunto denominato “castellano” nel sec. XVIII.

Altre fonti parlano di un castello in pieno periodo Medievale, appartenente alla famiglia Foresti. La famiglia Foresti era originaria di Solto Collina e si trasferì a Sellere/Pianico nel ‘300. Con il declino della famiglia, anche il paese subì un drastico ridimensionamento. I Foresti si estinsero nel ‘700. Nella frazione Castello, alla sommità di una collina rocciosa con pareti strapiombanti, sono oggi visibili i ruderi del castello di Pianico di cui si ha notizia nel 1222. I resti corrispondono ad un recinto fortificato dalla pianta vagamente rettangolare. L’area è oggi occupata da un vigneto, da orti e da un traliccio dell’alta tensione.

E poi c’è un cunicolo sotterraneo, nei pressi del Torrente Borlezza. C’è un ingresso poco visibile dal sentiero, che rimane sotto il livello del percorso e si estende per 70 metri, prima di interrompersi per quella che parrebbe essere una piccola frana. Alla luce dei fatti portati allo scoperto, viene da chiedersi se non si tratti di un collegamento sotterraneo risalente al periodo del castello. Alcuni anziani pianichesi parlano di altri cunicoli, accessi e collegamenti. Una rete sotterranea? Quel che è certo è che non si tratta di un’opera recente. Pianico ha una storia da raccontare, un passato millenario ad oggi poco valorizzato. Risalire all’origine di queste gallerie significherebbe restituire al paese il proprio passato e una propria forza attrattiva. Seguiranno aggiornamenti, magari proprio seguendo le piste di uno dei racconti di chi da giovane, inconsapevolmente, giocava a nascondino tra le mura medievali di un antico castello.

A cura di: FRANCESCO MORETTI

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