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I Nas contro la maxitruffa dei farmaci

Giovedì 24 gennaio i Carabinieri del NAS di Milano, nelle province di Milano, Brescia, Bologna, Napoli, Piacenza, Reggio Emilia, Roma, Firenze, Taranto e Novara, a conclusione dell’indagine convenzionalmente denominata “Partenope”, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari dei locali Comandi Provinciali e Gruppi T.S., hanno dato esecuzione alla misura cautelare emessa dal locale Tribunale nei confronti di 11 soggetti  a vario titolo ritenuti responsabili dei reati di: associazione per delinquere finalizzata al furto di farmaci, alla truffa ai danni di privati e Enti pubblici, ricettazione, falsificazione, riciclaggio di specialità medicinali e autoriciclaggio.

Nella circostanza sono stati altresì eseguiti:
– il sequestro preventivo di una società gerente una Farmacia ed un deposito per il commercio
all’ingrosso di medicinali;
– 30 perquisizioni locali nei confronti di altrettanti soggetti, coinvolti a vario titolo nelle attività
investigative.
Le indagini, avviate nell’autunno 2017, hanno consentito di effettuare già 10 sequestri di farmaci e
dispositivi medici presso depositi all’ingrosso e Farmacie nelle province di Milano, Genova,
Padova, Matera, Napoli, ma soprattutto di individuare e neutralizzare due distinte organizzazioni
criminali:
– una operante a Milano e nell’hinterland, ma anche in Emilia Romagna, dedita al furto di
farmaci, poi ricettati e riciclati nel circuito commerciale lecito, utilizzando società di comodo e la
collusione di altro distributore che provvedeva alla consegna ad altri grossisti farmaceutici o
farmacie per la successiva dispensazione al pubblico, su tutto il territorio della Regione
Lombardia;
– la seconda, invece, molto più strutturata e articolata in 10 diverse province che, grazie alle
complicità di alcune case farmaceutiche o distributori all’ingrosso di specialità medicinali (per lo
più antinfiammatori, antipiretici) acquistavano grossi quantitativi di specialità medicinali
destinate a strutture ospedaliere rivendendole invece, successivamente, al pubblico a prezzi
maggiorati. L’organizzazione criminale, infatti, falsificava i relativi bollini farmaceutici,
realizzati dall’Istituto Poligrafico della Zecca dello Stato, al fine di dissimularne l’originaria
destinazione esclusiva verso le strutture ospedaliere; così riciclandoli per la successiva vendita
nelle farmacie del territorio, per la finale dispensazione ai cittadini.
Questo illecito, ma ingegnoso, “modus operandi” consentiva all’organizzazione criminale di
intascare indebitamente ingenti somme di denaro lucrando sulla differenza tra il prezzo di acquisto
dei farmaci in confezione ospedaliera, ai quali vengono praticati sconti fino all’80%
rispetto al prezzo al pubblico, ed il prezzo di vendita effettuato dopo la contraffazione del bollino
farmaceutico, come farmaco destinato al pubblico, ai quali si applica solo uno sconto di Legge del
33% nel circuito dell’ingrosso, percependo un ingiusto profitto valutato in circa € 5.000.000
all’anno.

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