Giornata mondiale della stampa: cosa c’è dietro agli articoli che leggiamo   

Il giornalismo non è un mestiere semplice. Non ci sono orari, domeniche o feste. Non ci sono troppe sicurezze, oggi sei sulla cresta dell’onda e domani chissà. Ogni giorno, in molte parti del mondo ci sono giornalisti e giornaliste che rischiano la vita per raccontare sofferenze, guerre, catastrofi. Non solo parole ma anche immagini, scatti che prima ancora di parlarci ci fanno emozionare. Michela Taeggi, varesina residente in Val Seriana, per molti anni è stata abituata al rischio. Dai campi profughi alle zone terremotate, Michela ha raccontato la marginalità con le proprie fotografie, pubblicate sulle principali testate nazionali. «A volte avrei voluto fare qualcosa di più, qualcosa di concreto. E invece io tornavo a casa, al sicuro, mentre quei ragazzini restavano lì, in una terra di nessuno con la polizia che arrivava facilmente alle mani» racconta Michela, pensando alla propria esperienza a Patrasso, in Grecia. Nonostante non abbia potuto dare un aiuto concreto ai rifugiati che ha incontrato, Michela con le sue fotografie ha fatto nascere nei lettori delle domande: è questo che fa il giornalismo.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 3 maggio del 1993 la Giornata Mondiale della stampa, con lo scopo di sottolineare l’importanza della libertà di stampa e di ricordare ai governi il loro dovere di sostenere e rispettare la libertà di parola prevista dall’Art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Perché è importante, soffermarci oggi a riflettere di qualcosa di tanto semplice come la stampa? Perché è tutto fuorché semplice. Chi scrive deve confrontarsi con linee editoriali, numeri ben precisi di battute, titoli che devono essere accattivanti a sufficienza, notizie che non possono essere pubblicate tre ore dopo perché altrimenti sono già passate. Un giornale non è una cosa così semplice, non basta saper scrivere: è necessario saper ascoltare, avere la sensibilità per cogliere le sfumature dei discorsi, il coraggio per porre domande, la responsabilità per raccontare delle storie.

La stampa non permette solo di acquisire informazioni, ma anche di entrare a contatto con le vite degli altri, con chi soffre e chi vince, chi crea e chi distrugge. Gli articoli che leggiamo – a volte con un vivo interesse e altre un po’ di sfuggita, incastrati tra un caffè ed una sigaretta – possono far nascere in noi delle domande, regalarci emozioni, commuoverci e, purtroppo, a volte anche annoiarci tremendamente. E poi saremo ancora online, utilizzando il cellulare come una piccola edicola personale. Commenteremo e condivideremo, perché la stampa è in primis condivisione: di idee, di eventi, di scorci di vita e di luoghi che non possiamo tenere solo per noi.

                                       Maria Ducoli

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