Gianico, pensione per il vigile Marco Masnari dopo 22 anni di servizio

Marco Masnari è il vigile che la mattina ti chiedeva che materie avessi, prima di farti attraversare la strada davanti alla scuola. 22 anni di servizio a Gianico scanditi dai decennali: il primo, quello del 1999 è una novità assoluta. Proveniente da Angolo, conosce la tradizione gianichese, senza però immaginare l’effervescente brulichio che sta dietro a tutti quei fiori colorati, a quella comunità così unita che in quei giorni di maggio organizza tavolate nei cortili, mentre nelle strade parate risuona l’allegrezza. Marco resta stupito di fronte a tanto fermento, lo vive sulla sua stessa pelle, affiancando il collega e poi amico Martino Botticchio che lo mette in guardia «non hai visto ancora niente». Le due Funsciù successive sono diverse, alla meraviglia si uniscono le responsabilità, le norme di legge che aumentano all’inverosimile.

«Ho avuto la fortuna di avere avuto dei colleghi molto validi, dagli uffici agli amministratori» spiega Marco ripercorrendo quei 22 anni trascorsi a Gianico. Dopo aver vinto il concorso si ritrova a dover scegliere tra due comuni diversi tra loro, uno cittadino, con un comando diviso per compartimenti e l’altro piccolo e tranquillo, con l’ufficio all’interno del municipio. Sceglie d’impulso e oggi – a circa un mese dalla pensione – di dice soddisfatto della propria decisione.

«Sono entrato in questa comunità, conosco più persone qui che non al mio paese. A volte ne vengono in ufficio alcune che sanno che non li puoi aiutare, eppure vengono lo stesso perché sei un riferimento e si confidano. Credo sia uno degli aspetti più gratificanti del mio lavoro»

Un’altra esperienza che Marco ricorda con un sorriso è quella dell’educazione stradale ai bambini delle elementari, tutti affascinati da quel fischietto e dalle patenti di pedoni che ricevevano al termine del percorso.

La pandemia ha cambiato il suo lavoro, le pratiche sono diminuite così come le feste e le manifestazioni, ma l’impegno è stato comunque elevato, visti soprattutto i dati del contagio nel piccolo comune. È stato “al fronte” – se vogliamo usare il gergo al quale ci siamo abituati in questi mesi di convivenza con il Covid – e l’ha fatto con la responsabilità di chi sa fare il proprio lavoro,

Arriva un momento in cui si fanno i bilanci, si tirano le somme per cercare di capire cosa sia sopravvissuto allo scorrere del tempo e cosa si sia trasformato. Marco si dice riconoscente a quella comunità che l’ha accolto dal primo giorno: gli sembra di aver ricevuto più di quello che ha dato.

                                    Maria Ducoli

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