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Fondi «anti spopolamento», ai Comuni bergamaschi nemmeno un euro

È stato pubblicato nelle scorse settimane in Gazzetta Ufficiale il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che ripartisce il «Fondo di sostegno ai Comuni marginali» per gli anni 2021-2023 e tra i quasi 1.200 Comuni finanziati in tutta Italia, non ve ne è nemmeno uno della Bergamasca. Un risultato clamoroso, che ha agitato non poco gli amministratori del nostro territorio, soprattutto quelli delle valli, che in fatto di spopolamento hanno senz’altro qualcosa da dire

Tra questi Alberto Mazzoleni, in questi giorni impegnato in campagna elettorale (Fratelli d’Italia Circoscrizione Bergamo) e che corre per un posto di consigliere regionale e perché no, di assessore, che  in qualità di Presidente Uncem regionale e vicepresidente Uncem Nazionale ha dibattuto il problema in diverse sedi. “Questo è un tema che voglio sostenere con la dovuta incisività qualora venissi eletto in consiglio regionale. Per mantenere la gente in montagna ci vogliono servizi adeguati e contributi per chi rimane assumendosi il ruolo di presidio del territorio. Le cause determinati della riduzione delle genti di montagna sono perlopiù note a tutti poiché vi è una vasta letteratura sul tema. Accennerò alle principali cause, ossia denatalità ed emigrazione.   Per ancorare l’alpigiano alla montagna è necessario assicurargli un maggiore tenore di vita. Occorre aprire nelle singole vallate nuove strade, scuole, circoli ricreativi. Incrementare le piccole attività locali, l’artigianato, il turismo, il patrimonio zootecnico e silvestre, senza togliere nulla dell’esistente, né un Municipio, una segheria, un mulino. Tanto meglio se la fiscalità potrà rivedere a vantaggio del montanaro il pesante fardello tributario che lo opprime”

L’esempio della Valcanale, al confine con Austria e Slovenia: dal censimento del 1991 a quello del 2011 i comuni italiani hanno perso il 23% dei loro abitanti, quelli sloveni il 2%, gli austriaci hanno registrato un +1%.  “La Valcanale, ci racconta Alberto Mazzoleni, è una valle friulana di confine tra Italia, Austria e Slovenia: un fazzoletto di terra che però testimonia come scelte politiche lungimiranti alla lunga diano risultati positivi e, per contrario, altre più miopi incidano negativamente sul presidio delle aree marginali. I tre comprensori confinanti si assomigliano dal punto di vista economico e sociale, ma negli anni hanno adottato strategie diverse per contrastare quello che oramai nel nostro paese, specie nelle aree montane, è diventato un problema che non pare ammettere soluzione: il calo demografico.

“Lo spopolamento che coinvolge l’area italiana – continua Mazzoleni – è da imputarsi a una emigrazione definitiva. A emigrare da questi territori montani sono soprattutto i giovani in età lavorativa, spinti dalla ricerca di migliori prospettive di vita. Naturalmente questa emigrazione selettiva ha effetti negativi che si ripercuotono sulle caratteristiche dell’intera popolazione: meno giovani vuol dire anche meno nascite, una bassa natalità implica un invecchiamento della popolazione”. Nella parte italiana come in una spirale senza fine, ha cominciato a contrarsi l’offerta di servizi, come scuole, asili, uffici postali, sportelli bancari, negozi di generi alimentari… Il risultato è che in Austria e in Slovenia l’esodo dalle montagne è stato contenuto, in Italia no.

“Lo spopolamento non è il destino ineluttabile. Gli strumenti per contrastare questo fenomeno, che pare inarrestabile, esistono e dove sono stati utilizzati funzionano, creano benessere, trattengono non solo gli anziani, ma anche i giovani. Anche la Regione Lombardia deve applicare iniziative  per cominciare ad affrontare in maniera fruttuosa un problema che, oramai da troppo tempo, viene solo evocato ma non contrastato. Il mio impegno, una volta eletto, andrà in questa direzione”

 

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