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Fatture false per 60 milioni di euro. Anche un motoscafo Riva intestato come se fosse un normale mezzo di trasporto per andare a lavorare

Continua la caccia da parte della Guardia di Finanza per stanare chi sceglie la via più facile, ma talvolta rischiosa, per fare soldi senza fare nulla. Un gruppo di attività facenti capo ad un “imprenditore “ edile  aveva adottato un sistema, ormai noto, di società intestate a prestanome nullatenenti con  un giro di fatture false per re 60 milioni di euro dal 2018. Sono coinvolte 24 società e 12 persone raggiunte da ordinanza di custodia cautelare: quattro in carcere, tre bresciani, tre ai domiciliari e 5 misure interdittive.

Società intestate a prestanome, con sede presso di indirizzi inesistenti, ed inserite «in un complesso sistema di frode che vedeva imprese dedite all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, altre realmente operanti con alle dipendenze centinaia di operai edili i cui contributi previdenziali e le ritenute Irpef venivano compensate con i crediti Iva inesistenti creati con l’utilizzo delle fatture false.

Anche un motoscafo Riva di 15 metri del valore di circa 100mila euro, sarebbe stato intestato ad una delle società edili coinvolte nella frode fiscale ma utilizzato in via esclusiva dal capo dell’organizzazione criminale che sfoggiava orologi Rolex .

Nel corso dell’indagine è emersa anche la figura di un imprenditore di Adro, quale amministratore di fatto di due società edili intestate a prestanome, che si avvalevano delle fatture per operazioni inesistenti emesse dall’organizzazione criminale.

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