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FAI Giornate di primavera – 2 segnalazioni da Zogno

Domani sabato 23 e domenica 24 marzo il FAI si concede le Giornate di Primavera, un’occasione unica per visitare ed incontrare alcune bellezze del territorio. Con questa segnalazione termina la nostra presentazione dei luoghi aperti sul nostro territorio

L’ARTE DELLA MUSEOGRAFIA: VERSO IL NUOVO MUSEO GABANELLI

ZOGNO, BERGAMO

NON È RICHIESTA PRENOTAZIONE, TI ASPETTIAMO

INDIRIZZO – Via Umberto I, 4, ZOGNO, BG

ORARI

Sabato: 14:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)

Note: Gruppi di massimo 20 persone.

Domenica: 09:30 – 13:00 / 14:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)

Note: Gruppi di massimo 20 persone.

DURATA VISITA

40 minuti Il percorso di visita non è fruibile a causa di barriere architettoniche che impediscono l’accesso al luogo

In caso di particolare affluenza l’ingresso al luogo potrebbe non essere garantito.

Il Museo dedicato a monsignor Giulio Gabanelli sorgerà nel centro storico di Zogno non lontano dalla chiesa parrocchiale dedicata a San Lorenzo martire che domina dall’alto il cuore della cittadina. Zogno si trova in bassa Valle Brembana, a poco più di 300 metri di quota su un declivio fra il monte Zucco e un’ansa del fiume Brembo. Centro principale della valle, facilmente raggiungibile da Bergamo che dista 16 Km, supera gli 8 mila abitanti fra capoluogo e frazioni.

Il Museo verrà allestito su più piani nell’antico palazzo cinquecentesco che fu sede della Giudicatura di Pace, la sede del vicariato della valle Brembana Inferiore, nel periodo veneziano e della gendarmeria durante il regno Lombardo-Veneto. L’edificio venne rimodernato negli anni Ottanta del Novecento proprio da monsignor Giulio Gabanelli, parroco per 40 anni e fondatore nel 1985 della prima struttura museale, allora dedicata alla figura del santo patrono, San Lorenzo. Nacque con lo scopo di conservare gli arredi e i paramenti sacri caduti in disuso a cui si aggiunsero numerose opere d’arte provenienti dal territorio.

Monsignor Gabanelli raccolse una quadreria, una collezione di sculture lignee e fittili, antichi paramenti sacri in parte realizzati dalle monache Francescane del vicino Monastero di clausura di Santa Maria Annunciata, suppellettili e oggetti utilizzati per le funzioni liturgiche, oltre a un composito e originale insieme di opere riconducibili alle arti applicate. Non mancano fondi archivistici e fotografici da riordinare e un ricco patrimonio di libri, tra cui un consistente fondo antico. I pezzi raccolti da monsignor Gabanelli sono più di 2700: oltre a dipinti e sculture, di grande interesse sono i variegati oggetti ascrivibili non solo all’ambito liturgico collezionati nei decenni. Le opere che conservava il Museo di San Lorenzo Martire coprono un arco temporale, fatta eccezione per alcuni singoli pezzi, che va dal tardo Trecento al Novecento. Accanto a opere autografe sono presenti riproduzioni, copie e bozzetti di notevole interesse storico. Le scuole maggiormente rappresentate sono quelle lombarde, veneta, emiliana ma non mancano opere provenienti da altri ambiti regionali.

COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?

Facendo una ricerca on-line “Museo San Lorenzo Zogno” compare la scritta “chiuso definitivamente”. In effetti quel museo non esiste più e ancora non è nato il Museo delle Arti Gabanelli, che nelle intenzioni della proprietà ne prenderà il posto. In occasione delle Giornate FAI di Primavera lo staff che si sta occupando di riprogettare l’esposizione ci introdurrà concretamente alla museografia, la tecnica che si occupa scientificamente della sistemazione dei musei, comprendendo tanto lo studio dei problemi architettonici e tecnici della progettazione degli spazî espositivi, quanto quello delle questioni di ordinamento critico, scientifico, didattico o culturale delle collezioni e dell’organizzazione dei musei. I visitatori potranno attraverso esempi concreti comprendere i lavori in corso per far nascere un museo: chi sceglie le opere da esporre? Dove e come collocarle? Quali sono i criteri che guidano le scelte espositive e critiche in merito a una enorme varietà di beni differenti: affreschi strappati, quadri, sculture, paramenti, crocefissi, pissidi, ostensori, candelabri, baldacchini, mobili, pizzi e ricami, messali, immaginette, grazie ricevute?

 

CASA VILLA DI BORTOLO BELOTTI

La Casa Museo Bortolo Belotti è il frutto di un importante lavoro di riqualificazione degli spazi della Villa Belotti, nella logica di un percorso di fruizione delle opere che evidenzia momenti della vita dello storico zognese, nei luoghi da lui vissuti. La villa zognese venne realizzata nel 1906 per il notaio Ulisse Cacciamali dall’architetto bergamasco Giovanni Barboglio. Nel 1913 la acquistò Bortolo Belotti, che ne fece non solo la residenza di famiglia ma un luogo di richiamo ai valori ideali che ispirarono la sua esistenza, condensati nel suo motto: non col vento.

La villa zognese venne trasformata dal Barboglio da abitazione civile in signorile dimora liberty, con il recupero del seminterrato e la costruzione di uno studio esterno e di un portichetto. Contemporaneamente, l’ampio prato a sud dell’abitazione veniva trasformato in un giardino di circa 5.000 metri quadri con alberi pregiati, vialetti e gradinate. Il giardino accoglie nobili opere d’arte frutto di un preciso disegno simbolico: il Convito dei Grandi Brembani, undici busti di uomini di grande fama di famiglia originaria della Val Brembana, eseguiti dallo scultore bergamasco Nino Galizzi; la stele del Saluto all’ospite, opera sempre del Galizzi e con testo del Belotti; l’edicola della Madonna; le statue dei leoni; il busto del Gioppino; la statua della Fede; l’epigrafe Hyeme et aestate e la lapide tassesca. Il piano nobile della villa ospita la pinacoteca con ventisei opere d’arte di grande pregio, fra quadri e sculture, appartenute a Bortolo Belotti e concesse al comune di Zogno dagli eredi dell’ex parlamentare del Regno d’Italia. Sullo stesso piano è sistemato lo studio che, arredato con mobili originali, custodisce l’archivio di Bortolo Belotti, nel quale si possono trovare anche lettere autografe di D’Annunzio.

COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?

Visitare la Casa Museo Bortolo Belotti e il suo parco consente di immergersi nel clima politico, culturale e sociale del ‘900. La sua casa di vacanza e per i fine settimana, lontano dal lavoro a Milano o dalla politica romana, viene solitamente aperta su richiesta. Durante le Giornate FAI di Primavera sarà raccontata l’evoluzione architettonica e decorativa della villa, che corre parallela alle fortune e sfortune politiche di Bortolo Belotti, deputato liberale in un territorio fortemente cattolico, tollerante prima e sempre più lontano col tempo dal fascismo. Affascinante il dialogo fra le sculture e le strutture che decorano il giardino, realizzate secondo un preciso disegno iconografico e simbolico, e la raccolta di importanti opere pittoriche e scultoree conservate nel piano nobile della villa, grazie agli eredi. La conoscenza con Bortolo Belotti si concluderà nello studio arredato con i mobili originali, che conserva il suo archivio, per completare il racconto a tutto tondo di questa figura poliedrica: avvocato, storico, poeta, politico, a cui dobbiamo l’opera fondamentale “Storia di Bergamo e dei Bergamaschi”.

 

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