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Dossena e il Madunù, 163 anni di storia

Il Madunù è cosiderata una delle feste più importanti per la comunità di Dossena. Una solida tradizione che coinvolge ogni anno non solo gli abitanti del paese, ma anche una numerosissima folla proveniente dai paesi limitrofi e dalla città e che ancora oggi, riconosce il valore delle tradizioni religiose attraverso la devozione e il ringraziamento alla Madonna Addolorata.

Nel Venerdì che precede la Settimana Santa, da ben 163 anni la comunità di Dossena rinnova la tradizione del culto della Madonna, riportando alla luce uno dei momenti di religiosità più intensi di tutta la Valle Brembana. Il “Madunù” è il giorno in cui si ricordano i «sette dolori» della Madonna, portando in processione il grande simulacro ligneo della Pietà composto dalla croce, dalle statue della Vergine Addolorata e del Cristo morto con sei angioletti.

La devozione alla Vergine Addolorata si sviluppa a partire dalla fine dell’XI secolo e si incrementa durante il XII secolo, ma la sua storia ha un inizio preciso: il 15 agosto 1233; data in cui, sette nobili fiorentini iscritti all’Arte dei Mercanti e poeti-attori della compagnia dei Laudesi, decisero di istituire la compagnia di Maria Addolorata, detta dei Serviti e si ritirarono in penitenza e preghiera sul Monte Sanario. Con il passare dei secoli nacquero varie espressioni di devozione: la Madonna ai piedi della Croce; la Compagnia dell’abito; la Confraternita dei Sette Dolori approvata da Roma nel 1645; il Terz’ordine; la Corona dell’Addolorata; le varie Congregazioni femminili all’Addolorata. Tra il 1668 e il 1690 le iniziative di culto da parte dei Servi di Maria favorirono la diffusione del culto della Madonna dei Dolori. Inizialmente il culto dell’Addolorata era collegato alla Settimana Santa, poi è nata la sua festa, originariamente celebrata il venerdì prima della Settimana Santa o dopo la Pasqua ed infine al settembre.


LE FOTO

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Da sempre in paese, questa statua, rappresenta il simbolo divino che interviene per allontanare pericoli, alleviare le malattie, evitare le disgrazie, che esaudisce le preghiere di coloro che soffrono e che chiedono aiuto e quindi venerata ardentemente da tutti. L’enorme statua giunse a Dossena nel 1858, dopo che l’arciprete Agazzi ne ordinò la costruzione a Luigi Carrara – probabilmente di Zorzone con bottega a Bergamo – noto scultore del tempo. Realizzata in legno di noce, essa rappresenta la Madonna con il Cristo morto; e assieme al trono, progettato appositamente per l’opera, vennero anche commissionati una Croce, sei angioletti e una Corona.

Da quel momento in poi, la devozione crebbe notevolmente fino ai giorni nostri, tanto che molte famiglie, in segno di gratitudine alla Madonna donarono molti oggetti preziosi. Dalle braccia della Vergine pendono infatti i monili offerti in segno di grazie ricevute dalle famiglie del paese, in particolare, fedi nunziali offerte dalle donne durante la Seconda Guerra Mondiale come voto per il ritorno dei loro cari. Alcuni di questi gioielli vennero rubati dalla chiesa arcipresbiteriale il 26 Marzo del 1988 , quando alcuni malintenzionati sabotarono la linea telefonica e forzarono ben tre porte di accesso; in seguito alla triste vicenda ogni abitante si attivò subito per rivestire la Madonna con altri preziosi di famiglia. Il culto della Madonna è plurisecolare a Dossena e testimonianze pittoriche in tema sono ben visibili nella ricca quadreria della millenaria chiesa plebana, dedicata a San Giovanni Battista, che per secoli ebbe giurisdizione su buona parte della Valle Brembana.

Risultando difficoltoso il trasporto in processione della statua della Madonna dato il peso di diversi quintali, con gli anni si provvide ad assottigliare il basamento di ben 25 centimetri, ricavandone cinque tavole di 5 centimetri, e a scavare il più possibile l’interno delle due statue per alleggerirne il peso. Dal 1988 il trasporto della statua in processione è assolto da un gruppo, costituitosi ad hoc, di portatori che indossano una tunica blu. Nel 2008, in occasione dei 150 anni della festa, un gruppo di dossenesi guidato dal sindaco Franco Zani e dall’arciprete don Giambattista Zucchelli, si recò in pellegrinaggio a Roma, dove incontrò Papa Benedetto XVI che volle conoscere la tradizione del Madunù, benedicendo poi la corona della Madonna che i dossenesi avevano portato con loro e donando loro una corona che da allora pende dal braccio destro della Madonna. Un arricchimento del tesoretto del Madunù che a Dossena ha grande significato affettivo.

La celebrazione del “Madunù” viene preparata durante tutta la settimana precedente con preghiere e incontri, e si conclude la sera della vigilia, il giovedì, con un grande spettacolo pirotecnico, canti popolari e bancarelle. Il giorno della festa per ogni abitante della località il lavoro quotidiano si ferma in modo da potersi dedicare completamente al momento religioso a cui partecipano sempre numerosissimi fedeli provenienti da tutta la valle. Durante la mattinata si svolge la celebrazione della solenne Messa pontificale, mentre nel pomeriggio, alle ore 15 si prosegue con la recitazione dei vespri, la processione con il gruppo della Pietà e la benedizione dei fedeli.


 

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