Covid 19 nelle donne

A livello mondiale le statistiche sono concordi nel dimostrare che l’infezione da SARS COV 2 è meno frequente, con meno complicanze e meno letale nelle donne.
In Lombardia una statistica che risale alla fine di settembre ha evidenziato un dato impressionante: su 1591 pazienti ricoverati in terapia intensiva 1304 erano uomini (82% del totale).
La ragione di questa disparità sembra risiedere nel diverso assetto ormonale nei due sessi e soprattutto nel particolare ruolo degli estrogeni, ovviamente nettamente prevalenti nel sesso femminile. Nella prima fase della malattia, che è la fase più delicata, la produzione anticorpale sembra essere nettamente più vigorosa nelle donne. Inoltre anche l’immunità innata, che è la prima linea di difesa contro i patogeni e quindi l’arma fondamentale contro tutti i tipi di virus, è più efficace nelle donne.
E’ stato ampiamente dimostrato anche in passato che gli estrogeni agiscono come stimolatori e modulatori dello sviluppo e del funzionamento del sistema immunitario.
E’ altrettanto vero che questo diverso e più efficace funzionamento del sistema immunitario nelle donne determina anche una maggiore frequenza e intensità dei fenomeni autoimmunitari nel sesso femminile, tanto che tutte le malattie autoimmunitarie e soprattutto il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) che è la malattia autoimmunitaria per eccellenza è 8 volte più frequente nel sesso femminile.
Un altro dato che dimostra come questa differenza di frequenza e gravità della malattia tra i 2 sessi, sia imputabile alla funzione degli estrogeni, è che la differenza diviene nettamente meno evidente dopo la menopausa, che ovviamente determina un netto calo del tasso estrogenico.
Inoltre anche il progesterone, altro ormone nettamente prevalente nel sesso femminile, sembra avere un effetto protettivo nei confronti delle gravi complicanze da COVID 19, in quanto avendo una probabile attività anti infiammatoria, può essere in grado di prevenire o quanto meno di ridurre la cosiddetta tempesta di citochine, che tanta responsabilità ha nelle fasi iniziali e cruciali della malattia.
Alla luce di queste evidenze scientifiche, sono in corso due importanti studi clinici.
Il primo include pazienti di ambo i sessi, sopra i 18 anni che sviluppino almeno un sintomo grave come febbre alta o polmonite, che però non necessitano di un supporto respiratorio; la metà sarà trattata con un cerotto transdermico agli estrogeni per una settimana e l’atra metà riceverà le cure standard e i dati verranno messi a confronto.
L’altro studio include uomini ospedalizzati con sintomi lievi o moderati, metà degli uomini riceveranno 2 dosi di progesterone al giorno per 5 giorni.
Collateralmente, questi dati suggeriscono che le donne in post menopausa necessiteranno verosimilmente di una dose di vaccino su misura, diversa rispetto alle donne in età fertile, per contrastare la minore reattività immunitaria e quindi la minore risposta anticorpale indotta dal vaccino, secondaria al deficit di estrogeni.

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