Conte al Senato: “Basta polemiche, combattiamo insieme o perderemo tutti”

Il Premier Giuseppe Conte ha parlato questa mattina – giovedì 26 marzo – al Senato. L’intervento è servito per fare il punto della situazione e spiegare quelle che saranno le prossime mosse. “Ricordo che il primo caso di paziente italiano positivo al Covid 19 è stato scoperto a Codogno il 21 febbraio. Nella medesima giornata i contagi sono saliti a 15 e nelle stesse ore si è scoperto un altro focolaio a Vo’ Euganeo. Appena rientrato a Roma mi sono recato in Protezione Civile e il 22 febbraio ho convocato una riunione straordinaria dove abbiamo adottato il decreto legge n.6, con cui sono state disposte nell’immediato misure per limitare il contagio: abbiamo isolato le cosiddette due zone rosse. Per la prima volta in Italia si è disposto di isolare interi Comuni e intere comunità“.

Due giorni dopo si è intervenuto in tutti i Comuni dell’Emilia Romagna, Friuli, Lombardia, Veneto e Piemonte, con misure di prevenzione più rigide che hanno coinvolto tutti gli ambiti. Ci siamo poi resi conto che le misure di contenimento geografico perdevano valore, mentre prendevano maggior importanza quelle di isolamento sociale: la nostra battaglia non conosce confini, si estende da nord a sud“.

La scelta degli interventi, ha spiegato Conte, si è sempre basata sulle analisi del Comitato Tecnico Scientifico. “Da un percorso normativo che noi abbiamo sperimentato per primi, ora molti paesi stanno prendendo spunto considerandolo esemplare. Per la prima volta dalla fine del Secondo Conflitto Mondiale siamo stati costretti a limitare alcune libertà previste dalla Costituzione: persino la libertà di coltivare pratiche religiose. Abbiamo dovuto costruire un metodo di azione mai sperimentato prima, basandoci sull’attuale ripartizione di competenze tra stato/regioni/comuni. Ogni decreto è stato adottato con il coinvolgimento di tutti i ministri e delle regioni, sia singolarmente che attraverso la conferenza Stato-Regioni. Abbiamo ritenuto opportuno anche coinvolgere le parti sociali come i sindacati“.

A fine febbraio il Comitato Tecnico Scientifico ha analizzato l’iter epidemiologico dopo la raccolta dei dati nelle cosiddette zone rosse, constatando e prevedendo le difficoltà del Sistema Sanitario. “A questo punto si sono moltiplicate le misure di prevenzione e gli irrigidimenti. Abbiamo potuto graduare le misure in maniera proporzionale all’area geografica. Il 14 marzo abbiamo firmato un protocollo che prevedeva misure straordinarie per favorire il contrasto alla diffusione del virus nei luoghi di lavoro. Il 22 marzo sono state integrate ulteriori misure di contenimento, tra cui il divieto di spostarsi da un Comune all’altro salvo per comprovate esigenze lavorative o emergenze e la chiusura di tutte le attività produttive industriali e commerciali non essenziali“.

Dopo aver ricordato tutti i passaggi di questa battaglia, il Premier ha concluso il suo intervento ribadendo e sottolineando l’importanza delle azioni di ogni singolo cittadino. “È una battaglia da combattere tutti insieme, altrimenti a perdere saremo tutti. Siamo nel mezzo di una sfida che noi e le generazioni a noi più prossime, non avremmo mai immaginato di dover affrontare. Una prova durissima che proviene da fattori esogeni per i quali non ci possiamo inventare nulla, è un virus che non conosce confini. Ci rialzeremo. Il popolo italiano non vede l’ora di rilanciarsi, nel futuro, con le sue più grandi virtù“.

 

 

 

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