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Centenario della morte di Natale Calvi, eroico condottiero della 1° Guerra Mondiale

Il 16 settembre del 1920 se ne andava l’ultimo dei quattro leggendari fratelli Calvi, Natale Calvi. Sono passati cento anni dalla sua morte e ancora le sue gesta fanno eco nella memoria degli italiani. Nato nel 1887 da genitori bergamaschi, Nino si affermò prima come scalatore esperto e poi come grande condottiero. A 19 anni scelse la carriera militare e con l’avvento della Prima guerra mondiale fu inserito nel Battaglione alpini “Edolo” del 5° Reggimento alpini con il grado di tenente, venendo poi promosso al grado di capitano soltanto pochi mesi più tardi.

Nel novembre 1915 si trovò a comandare 600 alpini nella zona dell’Adamello, tra le cui file spuntava Cesare Battisti. Partecipò a numerose battaglie sull’Adamello, ove era posto il confine con l’Impero austro-ungarico. Una delle più epiche fu senza dubbio quella poi ribattezzata “Battaglia della Lobbia” nel 1916, che vide Natale riorganizzare l’avanzata dei quattro nuclei di sciatori partiti dall’area del Rifugio Garibaldi e impegnati nella conquista della linea che si estendeva fra il Passo della Lobbia Alta, il Dosson di Genova e il Passo del Monte Fumo, conquistando nuove posizioni con ridotte perdite.

Il 23 ottobre del 1918 rimase mutilato a un piede per una ferita occorsa in battaglia, ma nonostante l’amputazione dopo la guerra riprese le scalate sulle montagne. Tra le salite più significative una nuova via aperta in solitaria sul Cervino. Il destino volle vederlo perire il 16 settembre di cento anni fa proprio su quella montagna testimone delle sue gesta audaci, quando in un tentativo di scalata solitaria della parete nord del monte Adamello precipitò di sotto. Come lui, tanti eroi diedero la vita in nome di un ideale di patria oggi purtroppo dimenticato.

Il rifugio Garibaldi aveva programmato un grande evento in memoria dei quattro fratelli, ma l’emergenza sanitaria ha rimandato tutto all’anno venturo.

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