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Accoglienza profughi, ecco quanto incasserà l’imprenditore Quarti con l’«operazione San Simone»


Fare gli stati generali della montagna come hanno fatto il PD e la Provincia a San Pellegrino e poi a Zogno non serve a nulla se poi anziché di turisti riempiono le nostre località di profughi, finti”. Il segretario provinciale della Lega Nord di Bergamo, Daniele Belotti, sabato 17 giugno alla “Zogn in festa” torna sul problema immigrazione. E tira dritto: “E’ una pugnalata nella schiena dei cittadini della valle che credono ancora nel rilancio del proprio territorio”. 

Il riferimento ai fatti di San Simone (Valleve) è esplicito, proprio in quella giornata Belotti era presente con una delegazione del carroccio – c’erano il segretario della circoscrizione 23 Valli Brembana e Imagna Alex Galizzi e il sindaco di Spirano Giovanni Malanchini – alla manifestazione spontanea che i villeggianti dell’alta valle hanno organizzato per dire no all’accoglienza dei migranti nell’Hotel San Simone. 80 in tutto i richiedenti asilo che oggi stazionano in paese, nella struttura dell’imprenditore Franco Quarti.

“Dal 1 luglio 2017 al 31 dicembre 2018 per 250 finti profughi si andranno a spendere circa 106 milioni in tutta la bergamasca, 250 mila euro al giorno – sottolinea Belotti –. Questi soldi porteranno un utile a chi li ospita del 25%, senza alcun rendiconto e senza dover dimostrare assolutamente nulla. L’operazione San Simone ha un costo di circa 1 milione di euro (costo alla persona calcolato sui 35 euro al giorno), tolti i 2, 50 euro del pocket money, l’albergatore ne incasserà circa 949 mila. E di questi possiamo quantificare un ranking di 180 – 240 mila euro di utile netto, la variazione è in base alla capacità di gestione”.


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Nel frattempo si chiudono gli impianti e i cittadini restano senza lavoro. Anche se la speranza di un rilancio è sempre presente. “Sulla crisi degli impianti ci sono responsabilità che arrivano da lontano – aggiunge Belotti -. Errori di decenni e che si sono amplificati negli ultimi anni”. “Certo, la situazione oggi è aggravata dal grande caos dell’inchiesta penale in atto, e la confusione sulle effettive proprietà degli impianti non aiuta – rimarca -. Qui non si capisce chi abbia crediti, chi debiti, e chi siano i proprietari. Una casino totale. E ammesso che la Regione possa finanziare, a chi? Se si sbaglia si rischia grosso. La situazione è davvero complessa”.

Nel frattempo, residenti villeggianti e proprietari di seconde case stanno organizzando una raccolta firme che arriverà dritta dritta sul tavolo del presidente della Comunità Montana Alberto Mazzoleni. “Noi dal punto di vista politico ci siamo presi l’impegno di organizzare un incontro con tutti i livelli interessati: CMVB, sindaci, Provincia, prefetto, e anche con l’operatore privato Franco Quarti – conclude Belotti -. Ci si siederà intorno ad un tavolo per discutere della situazione. Possibilmente evitando le polemiche del passato”.


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