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Ponte di Legno

Referendum della discordia

Il referendum sulla fusione di Ponte di Legno, Temù e Vione si terrà domenica 1 ottobre nei tre comuni interessati: nel frattempo sale la febbre che anima il dibattito, quasi sempre a porte chiuse e nei bar, sulla possibile fusione delle tre realtà che,s e sul piano geografico sono molti simili, così non appare sul quello delle appartenenze e delle identità delle singole contrade.

Ma, si sa, nelle comunità coese di montagna questa è la norma e spesso servono molte generazioni perché si perdano i cromosomi identitari che, per ora, in alta Vallecamonica sono ancora fin troppo evidenti. Il fronte del NO chiede dunque un confronto aperto e pubblico con i rappresentati del fronte del SI. Ed è così che il fronte del no al referendum, da tempo molto attivo, a testa lata ribadisce la piena contrarietà alla fusione, alzando l’asticella delle analisi e aprendo la porta delle ipotesi politiche sui motivi di una possibile fusione che, secondo il fronte, non sono stati chiariti e che non lo possono essere all’indomani del risultato referendario. Insomma: tutto va detto con chiarezza e prima. Il fronte del NO ha steso un decalogo di ragioni per votare contro la fusione, che a sua volta si implementa di ulteriori ragioni non secondarie per la gente che vive nei tre comuni. Il meccanismo del referendum è tale per cui vale il risultato indipendentemente dal quorum e dunque, per il si o per il no, è bene che la gente vada a votare. La sera di domenica 1 ottobre si capirà se e quanto gli abitanti di Vione, Temù e Ponte di Legno hanno a cuore il loro futuro: la prima cosa da fare comunque è quella di andare a votare.

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