Ghirardini

Una diversa verità sulla morte di Beppe Ghirardini

“Delitto quasi perfetto” è il titolo del libro che verrà presentato il 1° maggio a Lumezzane sul caso della morte di Giuseppe Ghirardini, trovato senza vita domenica 14 ottobre 2015 sotto un boschetto di abeti alle case di Viso sopra Ponte di Legno.

Ghirardini, operaio della Bozzoli di Marcheno, il cui titolare Mario Bozzoli era scomparso dalle 19.15 di lunedì 8 ottobre nella fonderia da cui non sarebbe mai uscito. Ghirardini, forse spaventato dagli eventi o forse testimone involontario di un fatto drammatico, si era allontanato facendo perdere le sue tracce. Domenica 14 ottobre il suo corpo senza vita era stato ritrovato alle case di Viso. Subito si parlò di suicidio. Ma le sorelle a questa versione non hanno mai creduto ed in più occasioni hanno affermato che Beppe era custode di una verità che non poteva raccontare. Ora un libro scritto da Sara Pelizzari, bresciana e figlia del primo datore di lavoro di Ghirardini, ripercorre i primi giorni dopo la scomparsa di Mario Bozzoli e Beppe Ghirardini prende la strada della Vallecamonica dove morirà. Sono passati quasi due anni ed ora viene raccontata una verità in attesa di un segnale dalla Procura, come spiegano i parenti più stretti dell’operaio di Marcheno, a partire dalla sorella Giacomina, che si è spesa in prima persona per dire: «Mio fratello non si è suicidato, è stato ucciso con la droga dello stupro». Anche il legale della famiglia ha depositato una memoria e le controanalisi scientifiche. Il caso era affidato al sostituto procuratore Alberto Rossi, morto improvvisamente a fine anno: l’inchiesta ora è nelle mani del sostituto Mauro Leo Tenaglia. La famiglia di Beppe Ghirardini non intende accettare l’archiviazione: il libro di Sara Pellizzari intende anzi andare in direzione opposta.

 

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