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“Un esempio che indica valori autentici”: in centinaia ai funerali di Renzino Rottigni

“Avevi scritto già il mio nome lassù nel cielo…”. Le strofe del canto liturgico “Il disegno” hanno fatto sintesi a Gandino del corale affetto che la comunità di Gandino ha riservato, in occasione dei funerali, al volontario Lorenzo “Renzino” Rottigni, 77 anni, morto improvvisamente lunedì per un malore. Il corteo verso la Basilica ha preso le mosse dalla sede del Gruppo Alpini a Palazzo Giovanelli, dove Lorenzo per decenni è stato responsabile e attivo operatore per le penne nere e, più in generale, per il mondo del volontariato del paese. A salutarlo c’erano gli Alpini guidati dal capogruppo Fabrizio Nodari, rappresentanze dei gruppi della Val Gandino e della Val Seriana, nonché del Gruppo di Ponte San Pietro, “gemellato” con quello gandinese. Sulla bara oltre al cappello alpino anche la sciarpa con i colori dell’Atalanta. Lorenzo era stato fondatore del locale Club Amici nel 1979, rivestendo per ormai 40 anni il ruolo di vicepresidente. A salutarlo sono arrivati a Gandino il presidente del Centro Coordinamento dei Clubs neroazzurri (e consigliere della società) Marino Lazzarini, ma anche storici campioni come Lino Mutti e Marino Magrin. Quest’ultimo nel 1984 aveva inciso l’inno “Forza Atalanta” e Renzino, con legittimo orgoglio, aveva fatto parte del coro. Affiancato dal vicario don Giovanni Mongodi, a presiedere i funerali è stato mons. Paolo Rudelli, osservatore della Santa Sede al Consiglio d’Europa di Strasburgo ed amico di famiglia. “Da bambino – ha raccontato mons. Rudelli rivolgendosi al fratello di Renzino, Mario, a familiari ed amici – ho viaggiato sulla sua mitica Cinquecento, dove il finestrino cadente veniva retto da un cacciavite, segnale di uno stile pratico e amichevole”. “Il Signore – ha detto mons. Rudelli collegandosi al Vangelo – ha trovato Renzino impegnato come sempre per gli altri, cogliendolo mentre saliva verso l’amata località montana di Valpiana. Per lui era una sorta di “terra promessa”, un luogo ideale in cui dare forma compiuta ad amicizia, impegno e preghiera. Renzino ha fatto della comunità, degli amici alpini o atalantini, dell’oratorio, della Pro Loco, della scuola materna e della casa di riposo (solo per citare alcuni esempi) una vera e propria famiglia. E’ stato esemplare nell’impegno generoso e assiduo, forte di una fede che ha reso possibile il suo spendersi. Un esempio che molto ci dice dei valori autentici cui far riferimento”. Al termine della celebrazione, dopo un saluto accorato letto da Enzo Conti, presidente dell’Atalanta Club Valgandino, il coro parrocchiale ha intonato “Signore delle Cime”. La bara portata a spalla ha raggiunto il cimitero, dove prima della sepoltura è stata letta in onore di Renzino la “Preghiera dell’Alpino”.

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