Un bresciano indagato per le seggiovie di Foppolo

Nel fascicolo del del pm Gianluigi Dettori appare come indagato l’imprenditore bresciano 57enne Sergio Lima, originario di Gardone Valtrompia, attualmente residente a Lugano.

Due i reati ipotizzati: incendio doloso e turbativa d’asta. Non è l’unico. C’è un «più uno» negli atti. Un nome su cui, per il momento, gli inquirenti preferiscono mantenere una certa riservatezza, anche se è logico intuire che si tratti di qualcuno vicino al Comune di Foppolo. È stato il sindaco Giuseppe Berera a gestire il bando «sospetto» per l’installazione della telecabina, vinto dalla Graffer di Lonato del Garda, di cui Lima ha acquisito il 70% delle quote una settimana dopo l’assegnazione.

Che quella dell’imprenditore bresciano sia considerata la figura principale «da approfondire» lo si era capito dopo i blitz a inizio novembre, oltre che in Alta valle, nelle società della sua orbita. Come la Fenix di Brescia, che a fine giugno ha sborsato 250 mila euro in parte serviti a convincere gli operai di Brembo Ski a ritirare l’istanza di fallimento. O la Investimenti immobiliari, sempre di Brescia, cui fa capo la Fenix. A Milano le Fiamme Gialle hanno acquisito presso Finlombarda tutta la documentazione relativa al finanziamento a tasso agevolato da due milioni e mezzo di euro, che Regione Lombardia ha accordato al Comune di Foppolo con un’operazione chiusa a tempo record dall’assessore alle Infrastrutture, il bergamasco Alessandro Sorte. La somma, come i 750 mila euro a fondo perduto del Bim (per ora ne sono stati erogati 156 mila euro destinati agli allacciamenti Enel), è vincolata al cantiere, che oggi è fermo, perché nel frattempo si è scoperto che non sono sufficienti cento giorni per chiudere l’opera. Saranno le vecchie seggiovie a garantire la stagione.

Lima è difeso dall’avvocato Benedetto Maria Bonomo, a cui nulla è stato notificato. La sua posizione è tutta da verificare. Che sia sospettato sia dell’incendio doloso sia della turbativa fa intravedere meglio il disegno abbozzato dagli investigatori: le fiamme sarebbero state appiccate da chi poteva guadagnarci e la gara d’appalto «aggiustata» per favorirlo. Chi altro sia coinvolto sarà il prossimo passaggio da chiarire.

 


 

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