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L’incendio sviluppatosi all’alba di oggi nello stabilimento della ditta “Eredi Bertè” di via Fermi a Mortara, è solo l’ultimo di una serie di roghi che hanno toccato la Lombardia nell’ultimo periodo. E che Legambiente non esita a definire “una strana epidemia di incendi”. L’incendio a Mortara, i cui fumi si sono sollevati per decine di metri e sono stati visibili a chilometri di distanza, ha ricordato per modalità e tipologia l’allarme seguito ad un incendio divampato il 25 luglio scorso a Bruzzano (Milano). Anche allora andò a fuoco il deposito di una ditta di stoccaggio e trattamento rifiuti, la “EcoNoca”, e anche in quel caso furono numerosissime le chiamate da parte della popolazione per i cattivi odori sviluppatisi in seguito all’incendio.

A tutto lo scorso aprile secondo dati forniti dalla Regione Lombardia erano 2.358 gli ettari di territorio lombardo percorsi dal fuoco. In tutto 149 incendi sviluppatisi nelle zone montane di Bergamo, Como e Sondrio. Ma sul susseguirsi di incendi che riguardano depositi di rifiuti c’è chi avanza il sospetto che non accadano per caso. “Purtroppo – ha detto il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani dopo l’incendio di oggi a Mortara – assistiamo all’ennesimo potenziale disastro ambientale scaturito proprio da incidenti in impianti che, in teoria, dovrebbero invece consentire percorsi virtuosi e di economia circolare. Seguiamo da tempo con crescente preoccupazione questa strana epidemia di roghi che divampano in impianti di trattamento di rifiuti. È sempre più forte il sospetto – ha aggiunto Ciafani – che dietro alle fiamme non ci sia solo tragica fatalità”.

L’incendio di oggi a Mortara, i cui fumi erano visibili a chilometri di distanza, ha ricordato agli abitanti della zona l’impatto visivo che ebbe il 6 febbraio quello sviluppatosi nella raffineria Eni di Sannazzaro de’ Burgundi, quanto esplose un impianto di desolforizzazione di gasolio. Colonne di fumo altissime si levarono anche allora sulla pianura pavese.