Si vota per la fusione tra Ponte di Legno, Temù e Vione

Nel 2012 il referendum che proponeva la fusione tra Ponte diLegno e Temù vide la sconfitta della proposta. Oggi i comuni dell’alta Valle ci riprovano con l’aggiunta di Vione.

 

Se vince il si si aprono le porte per fare un comune unico con un titale di 3500 abitanti circa ed un potenziale in abitazioni che supera i 7000 appartamenti, Ma, legato all’esito del referendum c’è una proposta di annettere la Vallecamonica al Trentino. Vediamo come la nostra edizione cartacea ha affrontato il problema

La proposta choc: se dal referendum nasce il nuovo comune di Ponte – Temù, Vione si chieda l’annessione al Trentino

I camuni entreranno in Trento trotterellando?

Una boutade elettorale per distogliere l’attenzione dal referendum regionale indetto per chiedere maggiore autonomia della Lombardia rispetto al potere centrale? Una provocazione per sottolineare che o cambia qualcosa o si corre il rischio di una svolta secessionista? Un colpo di sole originatosi in alta montagna, ma visto l’andamento climatico di quest’estate più che possibile?

Fatto sta che un evento che doveva coinvolgere poco più di 3000 abitanti, tanti sono quelli di Ponte di Legno, Temù e Vione, ha fatto da miccia ad una situazione che ha finito per espandersi su tutta la valle e scosso l’ambiente politico che ha trovato l’elemento intorno al quale far partire una discussione e rimarcare la personale posizione.I temi caldi come la crisi economica, l’occupazione, i servizi alla comunità non fanno più parte del calendario politico della valle sostituiti da argomenti fantasiosi e di scalpore. Purtroppo le tentazioni, contrariamente alle buone occasioni, si  presentano sempre una seconda volta.

TUTTO COMINCIA DA QUI

Il primo progetto di fusione fra Ponte di Legno e Temù è fallito nell’ottobre del 2012 per il no dei cittadini di Temù. Ora si ritenta la volata ma questa volta l’aggregazione fra i comuni dell’alta valle riparte con l’adesione di Vione. A sostegno della proposta ci sono i tre sindaci e i rappresentanti del Pd camuno Mario Bezzi e Corrado Tomasi. Nelle tre comunità sono già nati i comitati favorevoli e contrari all’iniziativa; i primi hanno raccolto le firme necessarie alla convocazione del referendum.

Corrado Tomasi forse stordito dall’aria che si respira in Regione a pochi mesi dal referendum promosso dal Presidente Maroni e dal centrodestra, nel tentativo di rompere le uova nel paniere degli avversari politici lancia l’ipotesi di un’annessione del soggetto nascituro al Trentino, anche per godere di quei benefici che la Lombardia non sa garantire. La proposta del consigliere regionale, ha incontrato il consenso del presidente della Provincia PierLuigi Mottinelli, del sindaco di Cevo Silvio Citroni e di quello di Breno, Sandro Farisoglio che  dice sì all’annessione ma poi avanza un’altra proposta, questa volta complessiva e non limitata all’alta valle: «Tutti i Comuni della valle devono tentare, con capofila quelli confinanti con il Trentino, così da offrire la possibilità a tutto il territorio camuno di poter godere dei benefici della regione autonoma contigua». Il sindaco brenese si dice quindi favorevole ad «ampliare l’accesso a queste risorse anche a quegli enti locali che pur non fisicamente confinanti con la provincia vicina ne risentono la disparità», e invita ufficialmente Corrado Tomasi a dar vita a breve a un tavolo operativo per dettare i tempi e le modalità d’azione.” Come sindaco di uno dei cinque Comuni confinanti con il Trentino (oltre a Breno ci sono Ceto, Saviore, Cevo e Ponte di Legno) non posso restare indifferente di fronte alle dichiarazioni del consigliere regionale Corrado Tomasi in merito all’annessione al Trentino del possibile Comune unico Pontedilegno-Temù-Vione”.

Le reazioni

Se le proposte di annessione di parte o tutta la Valle Camonica al Trentino piace allo schieramento di sinistra in quello leghista forniscono più di un prurito“Certamente al Trentino poco importa di acquisire nuovi territori. – dichiara l’onorevole Davide Caparini – Invece delle ennesime fantasie – per fare un matrimonio bisogna essere in due – il PD di valle si occupi di fare ciò per cui i (sempre meno) elettori li hanno eletti per fare. Si preoccupino di garantire alla loro gente le risorse che i loro governi depredano alla Lombardia che ricordo, mantiene il resto del paese”.

Il Consigliere Regionale della Lega Nord Donatella Martinazzoli, replicando al Sindaco di Breno ribadisce che “Le affermazioni di Farisoglio non hanno alcun fondamento. La gestione del Fondo dei Comuni Confinanti  infatti ha in Regione Lombardia un attore fondamentale. Il Comitato, in base al regolamento, approva i progetti proposti dal territorio in accordo con Regione Lombardia  e presentati al comitato stesso con il parere vincolante della regione. L’attuale gestione paga puntualmente e destina il 75% delle risorse a progetti di ampio respiro che interessano anche i territori dei comuni contermini e che hanno anche valenza trans-provinciale o sovra-provinciale. In Valcamonica ad esempio ricordo il finanziamento del Parco dello Stelvio. Al PD ricordo inoltre che il residuo fiscale del Trentino è prossimo allo zero (+0,7 miliardi di euro), mentre quello della Lombardia raggiunge i 54 miliardi di euro annui. A parità di trattamento quindi, la nostra Regione sarebbe nelle condizioni di garantire ingenti risorse non solo ai territori montani. E proprio questo  – conclude l’esponente del carroccio – è lo scopo del referendum per l’Autonomia che si terrà il prossimo 22 ottobre.”

Le nostre considerazioni

La proposta di Corrado Tomasi e le successive adesioni e reazioni ci lasciano indifferenti sul piano politico, ma preoccupati su quello pratico. Vuoi vedere che una riflessione sotto il sole estivo, magari davanti ad una menta ghiacciata, trova materiale umano e terreno fertile per essere praticabile. Annessioni o federalismo spicciolo non risolvono i nostri storici problemi se non vengono rimossi gli ostacoli per una riforma che cambi laspetto organizzativo del territorio. In altre sedi ed in altre occasioni sui nostri giornali, abbiamo offerto una bozza di struttura che riteniamo lunica da percorrere:

  1. Costituzione delle macroregioni (Nord – Centro – Sud)
  2. Ricostituzione delle Province come Ente di riferimento di area vasta. Creazione delle Città metropolitane
  3. Abolizione delle Comunità Montane favorendo la fusione dei piccoli Comuni
  4. Limitazione delle Società Partecipate
  5. Abolizione dei Consorzi, Enti inutili
  6. Definizione delle caratteristiche dei Comuni: montano, turistico, etc

Come potrete notare lesatto contrario di quello che si sta facendo.

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