Sacra Sindone: la replica certificata esposta nella Basilica di Gandino

Dopo l’anteprima su Rai Uno, negli studi di Porta a Porta la sera del Giovedì Santo, è tornata in Bergamasca la prima copia certificata della Sacra Sindone realizzata grazie al progetto “Lino Val Gandino”. Compatibilmente con le norme relative alla pandemia, sarà visibile ai fedeli nella Basilica di Santa Maria Assunta a Gandino a partire da sabato 10 aprile.

Come noto, il progetto “Lino Val Gandino” punta a ripristinare coltura e cultura del lino ed ha consentito di riprodurre copie in scala 1:1 della Sacra Sindone. E’ stato promosso da Comune di Peia, Comune di Gandino e Distretto “Le Cinque terre della Val Gandino”.
L’iniziativa ha avuto riconoscimento e supporto dal Museo della Sindone di Torino e dal Centro Internazionale di Studi sulla Sindone (CISS), unico centro al mondo ad essere ufficialmente riconosciuto dal Custode Pontificio della Sindone, a cui presta la propria consulenza.
Il lino è stato coltivato nell’aprile 2020 e raccolto il successivo 5 agosto nell’area di via Resendenza a Gandino, di proprietà della famiglia Torri. Hanno collaborato Comunità del Mais Spinato di Gandino ed Agricola Savoldelli Clemente. Il trattamento delle fibre e la filatura sono stati curati dal Linificio Canapificio Nazionale di Villa d’Almè (Bg), in collaborazione con Terre de Lin (Normandia – Francia). La tessitura è stata realizzata a Gandino, nella sede di Torri Lana 1885, mentre la stampa digitale a pigmento in altissima risoluzione è stata realizzata da EFI Reggiani a Grassobbio (Bg).

“La Sindone – spiega Enrico Simonato, segretario del CISS –  è il tessuto più studiato al mondo. E’ un lenzuolo molto antico, che ha sicuramente avvolto un cadavere con una serie di ferite che nessuno può non collegare al racconto evangelico della crocifissione di Gesù di Nazareth. Le probabilità che si tratti di lui sono ragionevolmente alte. La Sindone era di proprietà dei Savoia, che la portarono in Piemonte, nel 1576, da Chambery. E’ tuttora conservata nel Duomo di Torino, lasciata in eredità da Umberto II di Savoia al Papa, con l’obbligo di tenerla nel capoluogo piemontese”. Quest’ultimo elemento, così come le dimensioni (mt. 4,41 x 1,13) rende quasi una necessità la creazione delle repliche certificate. “La Sindone – aggiunge Simonato – è un’immagine riconosciuta dai cattolici, dagli ortodossi e anche dal mondo musulmano. Le ostensioni a Torino sono poche, poiché il lino tende ad ingiallire se esposto per troppo tempo alla luce”.

In Basilica a Gandino, grazie alla fattiva collaborazione del parroco don Innocente Chiodi, la Sindone è stata posta presso l’altare di S.Giovanni Battista, eretto nel 1661 per concessione a Giovan Battista Giovanelli. E’ dominato dalla pala con il battesimo di Gesù opera di Francesco Della Madonna, mentre sotto la volta c’è il dipinto della Decollazione del Battista opera di Ponziano Loverini. “Abbiamo scelto l’altare con la tela del Battesimo – spiega don Chiodi – come a ricordare che le origini della vita del cristiano incominciano da questo Sacramento: immersi nella morte di Cristo nell’acqua del battesimo, si riemerge da essa per partecipare alla resurrezione di Cristo. Il sudario ci rammenta i patimenti sofferti da Gesù che ci amati sino alla fine per mostrarci il volto misericordioso del Padre”.

Come detto sarà possibile ammirare la copia in occasione delle varie celebrazioni liturgiche. Inedito in questo periodo anche l’allestimento dell’altare maggiore, con la statua di Cristo Risorto. A causa dell’istituzione della zona rossa non è infatti stato possibile completare lo smontaggio della grande Raggiera del Triduo. Sono rimasti in opera la parte lignea centrale ed il postergale, l’imponente drappo di damasco rosso.

La Basilica è di norma aperta al culto dalle 8.30 alle 12 e dalle 15 alle 17. La copia della Sindone resterà esposta a Gandino sino al 4 maggio, giorno in cui dal 1506 si celebra la Festa della Sindone con una specifica celebrazione nel Duomo di Torino. In quell’occasione (pandemia e restrizioni permettendo), la copia dovrebbe essere ufficialmente affidata all’Arcivescovo mons.Cesare Nosiglia. Un ricordo sarà dedicato anche al musicista gandinese Quirino Gasparini, nel terzo centenario della nascita. Nel ‘700 fu maestro di cappella proprio nel Duomo di Torino. Tutti i dettagli relativi al progetto sono disponibili sul sito www.linovalgandino.com

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