Ritratti di donne normali straordinarie: Silvia Pezzotti

Silvia dormiva poco e colorava tanto, sdraiata sul tappeto con fogli e pastelli rendeva il colore il suo modo per esprimersi.

Finita la terza media, s’iscrive al liceo scientifico. Il più comodo, il più vicino visto che scendeva da Cimbergo. Ma non fa per lei, non le piace, non sono le sue materie. Perde un anno, che poi non è un anno perso visto che le ha permesso di trovarsi. Passa all’artistico, anteponendo la propria passione alla comodità o alla distanza. Dopo la maturità entra in Accademia Santa Giulia, a Brescia, dove studia pittura. Viene formata per una professione che non esiste, con una laurea in mano e i pennelli in borsa, decide di costruirsi la propria strada. Così fonda Octofly Art, un progetto indipendente nato dal desiderio di esprimere una forma diversa di arte che coniughi cartoon e street art, disegni sulla tavoletta e altri con l’Uniposca.

I suoi disegni sono vivaci e colorati, trasudano solarità e allegria. Volpi alate, mostriciattoli con gli occhiali da sole e balene che mangiano il gelato. A volte scambiati erroneamente per infantili, le figure di Silvia sono frutto della sua esperienza, della tecnica e della passione. Fare l’artista, però, non è per niente facile. Si trova spesso a doversi scontrare con chi non capisce la sua arte, i mille colori pastello con i quali trasforma i muri in capolavori. Fuori dalla Valle ha più successo, è maggiormente apprezzata. I suoi disegni sono sparsi un po’ ovunque, da Berlino a Bristol ma anche Mainz ed Eindhoven. Octofly Art ha successo, le commissioni sono tante, la soddisfazione ancora di più.

«I colori suscitano sempre qualcosa di positivo, puoi anche non capire l’immagine che vedi, ma questa ti farà provare delle vibrazioni. L’arte migliora il mondo».

A suo dire, sarebbe una bugiarda se non ammettesse di aver avuto dei momenti di sconforto in cui si chiedeva chi glielo facesse fare. «Ma mollare del tutto l’arte, no. Mai».

Silvia racconta di come un periodo avesse lavorato al bar, soprattutto durante gli anni universitari, con il desiderio di raggiungere l’indipendenza. Ma poi arrivava a casa svuotata, senza voglia o tempo per disegnare. Allora si è guardata allo specchio e ha riconosciuto la propria passione, ha preso coraggio e ha mollato il resto per inseguire il suo sogno.

Non è sempre facile, non tutti i giorni sono buoni per creare qualcosa. Ma non disegnare nulla o non provarci nemmeno è peggio: una condanna al foglio bianco. Silvia tenta e ritenta anche nei momenti meno facili, riempiendo di colori non solo le tavolette da disegno ma anche la propria vita.

                                      Maria Ducoli

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