Ritratti di donne normali straordinarie: Paola Abondio

La scrivania di Paola è una costellazione di fogli, cartellette, moduli e penne. La burocrazia la sommerge, obbligandola a lavorare fino a tarda notte. E la mattina si riparte. Il telefono che vibra senza sosta, le mail arrivano tre alla volta, le carte si accumulano una sopra l’altra. Ma Paola appena può va dai suoi alunni: è la preside che si siede al tavolo della mensa con i ragazzi.

Paola è una bambina vivace ed esuberante, bravissima in matematica, che decide di mettere da parte i numeri per diventare insegnante. Negli anni vacilla, certe idee a volte diventano sfuggevoli, ma se sono quelle giuste poi si riesce a raggiungerle. Paola ha la conferma che l’insegnamento sia la strada giusta da seguire durante un anno di volontariato a Bosisio Parini, in una scuola speciale per bambini con disabilità. Immersa a 360 ° in questa realtà, Paola impara tantissime cose. Capisce che essere autoritario e autorevole non è la stessa cosa, che i bambini hanno bisogno di un paio di occhi nei loro per sentirsi davvero ascoltati e di tempo non centellinato, che le piccole conquiste di un alunno – a maggior ragione se con disabilità – le senti sulla tua pelle come se fossero le tue. Paola si iscrive al corso per diventare insegnante di sostegno e, una volta concluso l’anno di volontariato, entra nella scuola primaria. Qualche anno dopo decide di iniziare a frequentare l’università, pedagogia. Riesce a destreggiarsi con successo tra lavoro, famiglia e studio e approda alle superiori.

L’insegnante di sostegno è una sorta di ibrido, una via di mezzo tra docente e studente. Talmente a metà che certi colleghi usano il plurale per parlare di verifiche e compiti svolti. “Avete fatto un buon lavoro” dicono alcuni, e a Paola viene un po’ da sorridere perché pensava di essere uscita da un pezzo da scuola. Allora prende la parola e ricorda ai docenti che lei non è l’alunna, e lo fa un po’ irritata, perché se l’assimilano ad uno studente vuol dire che non riconoscono il suo ruolo di insegnante. E lei crede fermamente che non ci siano insegnanti di serie a e di serie b. Dalla sua posizione riesce a vedere molte dinamiche, molte sfumature di quel lavoro tanto bello quanto delicato. E comincia ad avere qualche timore: di professori e maestri demotivati e stanchi del proprio lavoro ce ne sono molti, e lei non vuole diventare così.

Allora decide di partecipare al concorso direttivo. E vince. Paola ritorna nella scuola in cui aveva insegnato, da pochissimo diventata a tutti gli effetti l’Istituto Comprensivo di Darfo 2. Dopo 17 anni di sostegno, varca le soglie della presidenza, un mondo complesso che affronta con il sorriso di chi nella scuola ci crede davvero. Ma da soli non si riesce a fare tutti, e Paola può contare su un team di docenti in cui ripone la propria fiducia e su una vicepreside che ha al suo fianco da ben 14 anni.

Paola è la preside che se ti incontra nei corridoi probabilmente azzecca il tuo nome, o ci va molto vicino. È la preside da cui gli insegnanti possono andare senza prendere l’appuntamento, perché crede sia giusto dare loro la sicurezza di poter entrare nel suo ufficio nel momento del bisogno.

Con la sua energia e, al contempo, la sua capacità di fermarsi ad ascoltare, Paola incarna su di sé l’idea di una scuola che non sia solo nozioni ma anche – e soprattutto – crescita. Sa bene che a volte si vince e altre si perde, che purtroppo non sempre si riescono a salvare tutti, che con le risorse e gli strumenti a disposizione a volte non si sarebbe potuto ottenere di più. L’importante è non perdere la voglia di provarci.

                                        Maria Ducoli

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