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Riconsiderare il pastore moderno

Massimo Freddi è un pastore bresciano, ha residenza a Barghe, in Val Sabbia, ma è costantemente lontano da casa. Essere pastore richiede di spostarsi continuamente, inseguire le stagioni tra alpeggi durante l’estate e praterie nelle stagioni più fredde.

Distante più di 150 chilometri da casa, l’abbiamo incontrato sulle sponde del Po, nelle piane di San Benedetto Po, dove con il figlio Matteo e Gabriele, un collaboratore, ha fissato temporaneamente la costante transumanza del pascolo vagante. Il gregge di oltre seicento pecore si allunga sulla sponda e tra la nebbia paiono uno stormo di nuvole erranti. Massimo viaggia con una roulotte e qualche mezzo per rendere più efficienti gli spostamenti ma il lavoro è ancora quello antico, affine alla terra e alle origini dell’uomo.

Come molti pastori è legato al territorio e a un settore primario che ha ancora tanto da dare ma che è spesso rallentato da un sistema burocratico diverso da Regione a Regione, che intrappola il pastore in un groviglio di norme e disguidi. Esprime la sua opinione con un occhio critico di chi è stato istruito dal tempo, si accorge che qualcosa non funziona, che ci dovrebbe essere più considerazione per un settore di forte importanza per il territorio, l’economia e l’ambiente.

La stessa categoria spesso è frammentata e difficilmente si unisce per una collaborazione “Siamo una categoria poco considerata perché non c’è unione, spesso divisa da una competizione inesistente che rende difficile far sentire la voce del gruppo“ commenta Massimo mentre il gregge intorno a lui continua a pascolare, indifferente all’intrico burocratico a cui è sottoposto “La nostra è un’attività profondamente legata al territorio, sarebbe necessario riconsiderare tutta una serie di regolamenti per aiutare i pastori. Per esempio, potrebbero agevolare chi ci dà ospitalità, chi fornisce un appezzamento o una parte di campagna dove poter pascolare” afferma Massimo Freddi “a volte paesi non troppo lontani dai nostri insegnano come una corretta normativa permetta di mettere in contatto pastorizia e ambiente con benefici da entrambe le parti” spiega ancora Freddi “Alcuni paesi hanno stanziato dei regolamenti che permettono di muoversi tra la campagna pubblica e privata dal mese di ottobre a marzo, designando i parchi dove è possibile pascolare: vengono tenuti in ordine e puliti anche grazie al passaggio del gregge. Il pascolo vagante è un transito continuo, non puoi fermati perché la macchina burocratica ti impone di farlo. La normativa deve agevolare chi si muove con un gregge, non contrastarlo. “

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