Riconoscimento ufficiale della LIS: un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità

Il 19 maggio 2021 è entrato di diritto nella storia della comunità sorda. Dopo anni – in visibile ritardo rispetto agli altri paesi europei – la LIS (Lingua Italiana dei Segni) è stata riconosciuta come lingua ufficiale: un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità.

L’iter legislativo è stato completato dopo una lotta pluridecennale da parte dell’Ente Nazionale Sordi. Campagne di sensibilizzazione, sit-in, petizioni, convegni e manifestazioni hanno finalmente visto arrivare il via libera definitivo alla conversione in legge del cosiddetto Decreto Sostegni, che all’Articolo 34-ter. “riconosce, promuove e tutela la lingua dei segni italiana (LIS) e la lingua dei segni italiana tattile (LIST)”.

Si tratta di un traguardo importantissimo, dopo anni nei quali la LIS si è fatta timidamente avanti nel panorama istituzionale. Dobbiamo infatti ricordare che nel 1981 la Lingua Italiana dei Segni non aveva ancora un nome ed era utilizzata solo in contesti informali, mentre in quelli formali come i telegiornali si usava l’italiano segnato, da non confondere con l’odierna LIS. In quegli anni, la sordità era ancora oggetto di vergogna.

Oggi possiamo dire che i passi avanti che si sono fatti a favore dell’inclusione delle persone sorde sono stati molti. Quest’ultimo è sicuramente un traguardo per l’intera comunità. “Oggi dobbiamo festeggiare – spiega l’Ente Nazionale Sordi – oggi siamo arrivati a questa legge di civiltà e uguaglianza che garantisce l’accessibilità, la libertà di scelta linguistico-comunicativa delle persone sorde e rappresenta il primo passo per garantire, finalmente, tutti i loro diritti di cittadinanza”.

Le nuove norme introducono anche altre novità, quali il riconoscimento dell’interprete LIS e LIST. Un successivo decreto definirà i percorsi formativi per l’accesso alle professioni di interpretariato e le norme transitorie per chi già esercita queste professioni.

La strada da percorrere è ancora lunga e tortuosa, di certo c’è che un riconoscimento istituzionale non può che essere un ulteriore tassello del puzzle dell’inclusione.

                                        Maria Ducoli 

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