Riapriamo al futuro: mille motivi e un unico desiderio di tornare tra i banchi

Forse per la prima volta da che ne abbiamo memoria, alunni, professori, famiglie e personale scolastico la pensano allo stesso modo: vogliono tutti ritornare a scuola. Nei giorni scorsi, sui social, è nata la campagna #riapriamoalfuturo, che sta avendo particolarmente successo, interessando vari punti della Valle, tra i quali Malegno.

«Si tratta di un’operazione che vuole sottolineare la necessità di riportare il prima possibile gli alunni in classe, compatibilmente con la situazione pandemica, perché è un modo per curare le nostre comunità rispetto ad una ferita aperta» commenta il primo cittadino Paolo Erba.

Disegni, cartelloni, messaggi, ognuno ha trovato un modo per esprimere il proprio desiderio di tornare tra i banchi.

“Voglio tornare a scuola perché voglio stare con tutti i miei amici, vedere le mie maestre e imparare tante cose”, scrive Martina sopra un disegno colorato. Fa la seconda elementare ed è stanca di giocare da sola.

“Voglio tornare a scuola perché il computer mi annoia, perché mi manca alzarmi presto e correre con la mamma” scrive Marco che ha sei anni e vorrebbe tornare a correre con i suoi amici all’intervallo.

“Voglio tornare a scuola perché vorrei ricominciare ad accompagnare i bambini del piedibus” commenta Antonio che di anni ne ha 70.

“Voglio tornare a scuola perché oggi ho chiesto perdono ai genitori.  Stamattina avevo lezione di inglese in dad con i bambini di sei anni ed il tema era “Happy Easter”. I seienni, uno ad uno, ripetevano le parole (i seienni in dad sono perfettamente multitasking: seguono te e contemporaneamente bevono un succo, ti mostrano un dinosauro e un dente caduto, fanno pipí). Ma li guardavo spegnersi e mi sono sentita una cretina. Allora ho detto: giochiamo a Strega Comanda Color in inglese! E via, bambini attentissimi poiché non ripetevo il comando, che schizzavano per la stanza e tornavano allo schermo con i loro trofei colorati. Voglio tornare a scuola per non dover chiedere scherzosamente perdono ai genitori per la confusione, ma nemmeno seriamente a me stessa perché la dad non è scuola, non è la mia scuola” scrive la maestra Maria, che vuole vedere i suoi bambini dal vivo.

Tutti hanno un motivo per il quale desiderano sentire il suono della campanella e la confusione nei corridoi. Tutti vogliono tornare in classe, e a chiederlo sono proprio i bambini. Sorridono e mandano disegni colorati alle loro maestre: “vorrei che il covid finisse per tornare a scuola” scrivono con la calligrafia incerta di chi non si è ancora abituato al corsivo.

                                           Maria Ducoli

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