“L’Isola che non c’era”: La creatività dei ragazzi, la forza della comunità,

Come è stata fatta naufragare grazie all’alibi della burocrazia

Cinque anni fa il varo de L’Isola che non c’era segnava una tappa importante per la comunità che si era aggregata intorno a un’idea geniale degli studenti del Liceo delle scienze applicate del Decio Celeri di Lovere: una struttura galleggiante costruita con bottiglie di plastica riciclate, progettata per depurare attivamente le acque del lago  Sebino, dando corpo a un modello di sostenibilità ambientale.

Guidati dal docente Fabio Campagnoni e sostenuti dal genio creativo di Jacopo Fo e dal lungimirante dirigente Giovan Battista Campana, gli studenti hanno dato vita all’Isola che non c’era.

Ospitata dal CNB Circolo Nautico Bersaglio a Costa Volpino, la costruzione ha visto la partecipazione dei ragazzi del Liceo e, durante l’estate del 2018, di decine di bambini entusiasti di LABestate de L’EMPORIO delle Idee, di genitori, cittadini e sponsor. Uniti si Vola, Divisi si Affonda: questo progetto è un esempio lampante di come “l’unione fa la forza”.,  ma anche la differenza!

Nonostante l’impegno collettivo, il COVID-19 ha costretto al disimpegno di questa visionaria idea, trasformando un sogno collettivo in un miraggio evanescente.

E qui ci hanno messo lo zampino la burocrazia  e i detrattori silenziosi. Mentre molti sostenevano l’iniziativa, altri hanno sfruttato le maglie burocratiche per far arenare un progetto che avrebbe potuto essere un esempio innovativo per le future generazioni del nostro lago.

Un capitolo chiuso, ma non dimenticato. Infatti, per dimostrare la forza del progetto bisogna pensare che pochi mesi dopo la costruzione, altri studenti di classi diverse avevano preso il testimone degli ideatori che nel frattempo si erano diplomati. E questi hanno inventato il Giro del lago de l’Isola che non c’era:  un progetto di comunicazione per diffondere l’idea che tutti possiamo fare qualcosa per curare il nostro lago malato: avevano preso contatti con le scuole elementari e medie del lago avevano stabilito le tappe, invitati gli ospiti, definito la logistica, i laboratori… era tutto pronto!

La pandemia ha però messo tutto in dubbio: non sapevamo quando tutto sarebbe finito e così qualcuno ha deciso che l’Isola non poteva mantenere il suo status di clandestinità e anziché collaborare per definirne legittimamente la presenza sul lago, nella confusione del periodo, venne imposto lo smantellamento impedendo di fatto la realizzazione di questo sogno.

La Memoria Collettiva e il Futuro

Ecco perché è importante non dimenticare. Questo progetto ha mostrato quanto una comunità possa realizzare quando si unisce per un obiettivo comune. E mentre L’isola che non c’era non galleggia più sul lago d’Iseo in realtà di ciò che è stato continuerà a fare onda nella memoria collettiva.

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