Un 26enne pakistano residente prima a Palazzolo e poi a Rovato, era finito in manette, con altri undici, nel luglio del 2015 con l’accusa di associazione a delinquere nella falsificazione degli esami di guida.

Il meccanismo era molto semplice e rivolto soprattutto agli stranieri che avevano poca dimestichezza con l’italiano. Ai candidati all’esame di teoria venivano date microtelecamere nascoste e auricolari per mostrare in remoto al clan le domande e farsi dare le risposte giuste. Con questo accorgimento i singoli membri del gruppo erano in grado di incassare anche fino a 4 mila euro per ogni aspirante patentato. Dopo le manette, il 26enne era finito alla sbarra al tribunale di Trento dove era stato condannato. Nella giornata di martedì 8 novembre, mentre gli agenti della polizia stradale di Chiari stavano svolgendo i consueti controlli nei pressi della BreBeMi., il 26enne è stato fermato per un controllo di routine: ma quando ha mostrato i documenti, gli agenti della Polizia stradale, che avevano seguito la vicenda delle patenti fasulle, si sono ricordati di lui e del fatto che doveva essere rimpatriato. Così è stato accompagnato a Brescia da dove sarà condotto dai militari in aeroporto per il primo volo in direzione Pakistan.

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