Quella del Passo dello Stelvio è una storia che perde le sue origini nell’antichità, grossomodo nel periodo dell’Impero Romano, quando l’allora mulattiera aveva un uso sia militare che commerciale. Seppur calcata in modo continuativo anche nei secoli a venire, quel sentiero divenne vera e propria carreggiata soltanto tra il 1822 e il 1825, quando l’ingegnere bresciano Carlo Donegani, su ordine dell’imperatore Francesco I d’Asburgo, realizzò quella strada che sarebbe servita per avvicinare la Val Venosta a Milano, allora territorio asburgico. Teatro di aspre battaglie durante la Grande Guerra,

all’indomani della vittoria italiana esso perse il suo originario significato di collegamento Vienna – Milano, ma visto il ruolo chiave della sua ubicazione non cadde mai in disuso. Pian piano assunse invece una rilevanza turistica, in particolare per gli appassionati di montagna, che dal 1935 poterono godere della nascita del Parco nazionale, e per  quelli di sci, che qui avevano l’opportunità di sfruttare le piste per tutto l’anno.

Ma la vera fama dello Stelvio arrivò quando il suo nome iniziò a legarsi con il mondo del ciclismo, in particolare con quello del Giro d’Italia. Quando infatti nel 1953 venne scalato per la prima volta dalla Corsa Rosa, sulle sue pendici andò in scena l’ultima grande impresa di Fausto Coppi sulle strade del Giro, quando cioè riuscì non solo a riaprire, ma anche a mettere in cassaforte una maglia rosa che, alla partenza di quella tappa, sembrava ormai essere salda sulle spalle dello svizzero Hugo Koblet, in vantaggio di oltre due minuti sul Campionissimo. Si può dire che da quel giorno lo Stelvio abbia ereditato il testimone di monumento del ciclismo italiano che fino ad allora apparteneva proprio a Coppi, sicché da lì in poi questo magnifico passo alpino divenne per tutti la Cima Coppi per antonomasia. Il che, a dire il vero, non è dovuto prettamente ad una questione sentimentale o  leggendaria, o quantomeno non solo, in quanto con i suoi 2757 metri di altitudine il Passo dello Stelvio rappresenta in assoluto la strada carrozzabile più alta d’Italia (e per soli 13 metri la seconda in Europa dopo l’Izoard).

 

Nei decenni successivi, di pari passo con la fama che andava sempre più crescendo  tra gli appassionati delle due ruote (inteso tanto per le motociclette quanto per le bici), questa salita fu ripetutamente inserita nei percorsi del Giro (altre otto volte), tanto che i suoi tornanti diventarono il monumento ciclistico su cui ebbero luogo molte altre imprese da parte di campioni d’ogni epoca. Dopo le edizioni del 1965, 1972, 1975, 1980, 1994, 2005, 2012 e 2014, pertanto, quello del 2017 sarà addirittura il decimo assalto rosa allo Stelvio; ma la tradizione avrà per compagne anche due novità: da un lato la straordinaria idea di proporre una doppia ascesa del Passo, una cosa mai vista prima, e dall’altro l’inedita scalata dal versante svizzero noto come Umbrail Pass, molto meno conosciuto rispetto a quello di Bormio o a quello di Prato (forse anche poiché completamente sterrato sino all’agosto 2015), ma non per questo meno spettacolare e suggestivo. A dire il vero, il Giro aveva già iniziato a familiarizzare con questa salita molto tempo fa, nel 1995, anno in cui la scalata a questo lato dello Stelvio era stata programmata per la tappa Val Senales – Lenzerheide; sfortunatamente, a causa di abbondanti nevicate che avevano reso impraticabile l’allora strada sterrata che portava all’Umbrail Pass, a poche settimane dalla partenza della corsa l’allora direttore Castellani fu costretto ad un cambio di programma, e così il favoloso versante svizzero rimase ancora un mistero. Almeno fino ad ora. Oggi infatti il problema delle strade bianche non sussiste più, fatto che ci permette di attendere con discreta tranquillità il 23 maggio, giorno in cui il sipario su questa inedita asperità verrà finalmente alzato e i corridori saranno liberi di scrivere la prima pagina nel capitolo di questa salita, all’interno di quel grande libro a tinte rosa che racconta l’epopea del Passo dello Stelvio

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