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L’agroalimentare orobico è una punta di diamante nel panorama delle esportazioni italiane. Infatti la provincia di Bergamo è al 12° posto per quanto riguarda l’esportazione di prodotti agroalimentari con un valore di 7,9 milioni di euro ( è seconda a livello regionale dopo Milano).  La Lombardia con 5,9 miliardi di export rappresenta più di un settimo del totale italiano.
 “Le nostre esportazioni di prodotti agroalimentari – sottolinea il presidente di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio – tra il 2015 e il 2016 hanno fatto segnare un + 11 % e Bergamo è tra le prime 20 posizioni per la maggior crescita. Questo sta a indicare la dinamicità di un comparto che ha saputo cogliere nuove opportunità anche al di fuori dei confini nazionali, sfruttando anche il volano di  Expo.  Alla luce dei risultati raggiunti, possiamo affermare che l’agricoltura e il cibo  sono sempre più strategici per lo sviluppo economico ed occupazionale del nostro Paese”. 

Tra i risultati raggiunti dalla provincia di Bergamo a livello nazionale, figurano anche il 6° posto per l’export delle bevande, il 9° posto per i prodotti delle industrie lattiero casearie, il 13° posto per le carni lavorate, il 16° posto per te, caffè, cioccolato, condimenti, piatti pronti, omogeneizzati e dietetici e il 19° posto per granaglie, amidi e prodotti amidacei. I prodotti agroalimentari italiani più esportati sono cioccolato, tè, caffè, spezie e piatti pronti con 6,2 miliardi di euro, seguiti dai vini con 5,6 miliardi di euro, vengono poi pane, pasta e farinacei con 3,6 miliardi di euro ma anche frutta e ortaggi lavorati e conservati, uva e agrumi con 3,4 miliardi di euro. Gli aumenti più consistenti si registrano per cioccolato, latte e formaggi, pesca e acquacoltura (+6%), oli e gelati (+5%), vini e granaglie (+4%). 

Per quanto riguarda l’agroalimentare italiano nel mondo, in Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera si concentra la metà dell’export. Tutte le principali destinazioni sono in crescita, in particolare Stati Uniti (+5,7%), Francia e Germania (+3%). In ascesa anche la Spagna 6° (+7,2%) e i Paesi Bassi 7° (+6,2%). Ma i prodotti “made in Italy” raggiungono anche Giappone (al 10° posto), Canada (11°), Australia (16°) e Cina (20°). In aumento soprattutto Romania (+16%) e Repubblica Ceca (+13%) ma torna a crescere anche la Russia, +10% (19°). E se la Germania e la Francia sono i primi acquirenti per quasi tutti i prodotti, gli Stati Uniti eccellono per vini, acque minerali e oli, la Spagna per pesce fresco, le Filippine e la Grecia per alimenti per animali. In forte crescita la Corea del Sud per prodotti da forno e lattiero caseari, l’Austria e l’Arabia Saudita per uva e agrumi, la Cina per gelati e oli, la Romania per cioccolato, caffè, piatti pronti e pesce lavorato, la Libia per frutta e ortaggi, Hong Kong per carni, Etiopia e Kenya per granaglie, la Russia per alimenti per animali, il Belgio per cereali e riso, la Polonia per vini e la Spagna per acque minerali.

I dati emergono da elaborazioni della Camera di commercio di Milano su dati Istat, anni 2016 e 2015.