Inversione di tendenza, oppure morti e danni causati dalla forza della natura

 

Come sarebbe l’aria (più volte definita "Mal aria)" della Lombardia se gli effetti del cambiamento climatico e dell’inquinamento atmosferico non subissero una decisa inversione di tendenza? Hanno provato a immaginarlo gli attivisti di Legambiente che, con un’iperbole, hanno inscenato momenti di vita quotidiana in un contesto urbano dall’aria divenuta irrespirabile per l’uomo. Grandi maschere antigas per uscire a fare la spesa, mangiare al bar, fare una passeggiata, prendere i mezzi pubblici. Lo ha sottolineato anche il flashmob organizzato a ottobre a Milano per la campagna europea Clean Cities, nell'ambito delle iniziative della Youth4Climate. L'azione punta a sollecitare le autorità nazionali e regionali ad agire e attivare le misure risolutive per la lotta alle emissioni di CO2 e alle emissioni inquinanti (Pm10, Pm2.5, ossidi di azoto e ozono). Nei giorni della Cop26 in scena a Glasgow, dove i grandi della Terra hanno discusso di inquinamento e cambiamento climatico, sono tornati di attualità i dati resi noti dall'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità secondo cui sono 400mila i decessi prematuri in Europa per inquinamento atmosferico, e di questi oltre 50mila in Italia (uno dei Paesi più esposti). Al di là delle conseguenze più drammatiche, sono innumerevoli anche gli studi che confermano come l'inquinamento sia un fattore definito “essenziale” anche per lo sviluppo di patologie allergiche respiratorie a carico del naso e dei bronchi. “Gli studi clinici – spiega Gennaro Liccardi, allergologo e membro del Comitato scientifico dell'Aps, l'associazione Respiriamo insieme – hanno dimostrato che all'aumento dei livelli di inquinamento corrisponde un incremento di tali patologie. Ovvero, gli inquinanti riducono l'efficienza dei sistemi di difesa nei confronti di agenti tossici e facilitano la comparsa di allergie ”. Ma c'è una nota curiosa: al tempo della pandemia, per la prima volta da sempre, è stato dimostrato che l'uso delle mascherine nel 2020 abbia ridotto i sintomi della rinite allergica, in particolare per i pollini primaverili. “Altri studi – continua Liccardi – hanno dimostrato l'efficacia delle mascherine anche nei confronti dell'inquinamento industriale o veicolare: si deduce che il loro utilizzo dovrebbe essere incentivato in queste direzioni”. Certo non basta una mascherina per salvarci. “I dati dell'Oms – aggiunge Antonio Di Marco, dirigente medico dell'unità di Broncopneumologia pediatrica dell'ospedale Bambino Gesù di Roma – riportano un elevato numero di decessi in età pediatrica, circa 500mila l'anno, attribuibili agli effetti diretti e indiretti dell'inquinamento: primo fra tutti, la precoce esposizione sin dalla gravidanza”. Non solo: “La frequenza respiratoria nei bambini – chiosa Di Marco – è più elevata, e quindi è più elevata anche la loro esposizione agli inquinanti. Anche la respirazione orale, più frequente tra i più piccoli, comporta la perdita del filtro naturale nasale”. Tra gli inquinanti più pericolosi, conferma infine Di Marco, ci sono le polveri sottili Pm2.5, “in grado di eludere i filtri naturali delle vie respiratorie e raggiungere più facilmente le basse vie aeree dove esercitano la loro azione irritativa. E' necessario che scienza e politica aumentino gli sforzi affinché vengano sostituite quanto prima le fonti energetiche inquinanti”.

 

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