Industriali bresciani critici sulla non riapertura

La decisione del governo di rinviare l’avvio delle attività produttive a dopo il 3 maggio ha scatenato reazioni in tutta Italia in cittadini e imprese e molte aziende hanno anche denunciato i rischi di una partenza differenziata rispetto ai concorrenti stranieri, In altri Paesi Europei le aziende stanno proseguendo – in condizioni di massima sicurezza, controllate quotidianamente – la loro attività.

Il presidente degli Industriali Bresciani, Giuseppe Pasini, guardando al mercato bresciano non ha nascosto la preoccupazione: “Circa il 70% delle aziende sono ferme, il 15% sono parzialmente attive mentre il restante 15%, che fa parte delle filiere strategiche come l’alimentare e il farmaceutico, funzionano a pieno regime. Abbiamo circa 32 mila dipendenti in cassa integrazione, alcune aziende riescono a lavorare in smart working ma il motore bresciano è rallentato”, afferma Giuseppe Pasini. L’associazione degli Industriali bresciani ribadisce che non voleva riaprire incondizionatamente, ma parzialmente e con una serie di controlli interni. “Diciamo che, a forza di non riaprire le aziende, arriveremo a un’emergenza sociale – ha concluso Pasini -: l’economia è fatta di aziende e di gente che lavora. Con queste condizioni alcune aziende non avranno la forza di riaprire e significherebbe ammazzare l’economia bresciana”

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