Giornata mondiale dello Sport: Covid, bambini e attività sportiva

Niente più partite di calcetto della domenica pomeriggio e nuotate in piscina. Cancellate anche le lezioni di danza e le ore in palestra. Il Covid ha relegato lo sport all’interno delle nostre case, trasformandolo in workout improvvisati su tappetini da yoga e corsette in “prossimità della propria abitazione”, rigorosamente da soli.

La chiusura dei centri sportivi è un problema non da poco per bambini e adolescenti: per loro lo sport non è solo esercizio fisico, ma anche un mezzo per raggiungere il benessere mentale. È provato che l’attività sportiva migliori l’attenzione e il funzionamento cognitivo, oltre ad insegnare a stare con gli altri e gestire le emozioni. Insomma, è una vera e propria occasione di crescita.

«Nella situazione attuale di emergenza, fare ogni giorno movimento è anche un modo semplice ed efficace per tenere a bada lo stress e il senso di frustrazione che potrebbero emergere» consiglia l’Istituto Superiore di Sanità sul proprio portale Epicentro, L’epidemiologia per la sanità pubblica.

Scendendo solo di qualche riga, l’ISS si dilunga nei vari effetti collaterali del passare troppo tempo davanti alla TV, ai videogiochi e al computer. «Un’ora al giorno davanti agli schermi è più che sufficiente» annuncia l’ISS e ci potremmo chiedere come la mettiamo con le mattinate in DaD. Tra i consigli alle famiglie, spicca il ruolo della musica che, oltre a favorire il movimento e la coordinazione, stimola il linguaggio e l’apprendimento. In attesa che le scuole di danza riaprano, si può sempre ballare in salotto.

Lo sport dà la possibilità al bambino di sfruttare il corpo e le energie, di imparare a conoscere se stesso e i propri limiti. Questo significa che attraverso l’attività motoria, i più piccoli possono capire cosa riescono a fare e cosa no. Il bambino può scoprire, ad esempio, che forse il salto con l’asta non è il suo forte, ma che sa nuotare davvero bene, e che invece il suo amico sa fare il contrario. Rendersi conto di avere dei limiti, ci aiuta anche a vedere gli altri in un’ottica diversa, in cui non siamo solo noi a non saper fare una specifica cosa, anche gli altri hanno dei punti di forza ma anche dei punti deboli.

Si, ma quale sport è meglio far fare ai propri figli, una volta che si potrà tornare a praticare attività fisica con gli altri? Lo psicologo Castelbianco è chiaro: «Bisogna fargli fare l’attività che gli piace, anche i bambini devono avere una scelta e non per forza seguire i desideri dei genitori».

                                           Maria Ducoli

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